Ti svuotano il conto se utilizzi questi numeri nel codice PIN
Il tuo conto corrente bancario potrebbe essere svuotato facilmente se utilizzi questi numeri nel codice PIN… Non sono io a dirlo, ma uno studio olandese che ha individuato dei numeri o, per meglio dire, delle sequenze di numeri (che ti svelerò a fine video) da evitare a tutti i costi nel codice pin, magari quello della carta di pagamento, che in taluni casi puoi anche modificare e personalizzare, o peggio ancora quello dell’home banking.

Una scelta superficiale di tali codici è come aprire le porte ai malintenzionati, e non parlo dei ragazzini smanettoni del computer ma di vere e proprie organizzazioni criminali con haker specializzati nel installazione di malware che permettono loro di ottenere in primo luogo le login dei tuoi conti correnti e come primo passaggio quello di provare con i codici che, sembra incredibile, gli italiano utilizzano maggiormente per le loro password.
In questo breve video come detto ti svelerò quali sono questi codici, ti metterò in guardia su quali altri codici sarebbe opportuno evitare e ti spiegherò come gli hacker come prima operazione provino proprio con questi codici che nel 30% dei casi aprono loro le porte dei conti correnti dei malcapitati.
PIN e password: il problema non è la tecnologia, siamo noi
Viviamo nell’era dell’intelligenza artificiale, dei sistemi di sicurezza biometrici, dei telefoni che riconoscono la nostra faccia anche se stiamo correndo sotto la pioggia. Ma poi? Poi ci ritroviamo ancora con gente che usa “1234” come PIN del bancomat. Il vero problema non è la tecnologia, ma il fatto che troppe persone sottovalutano le basi. E se ti svuotano il conto, non è sempre colpa degli hacker russi: spesso è colpa tua, che hai usato la data di nascita come codice. Basta un errore banale, e i tuoi soldi fanno ciao ciao.
Il punto è che i criminali informatici non devono nemmeno essere geni del male per fregarti. Basta un’occhiata veloce, qualche tentativo con i numeri più comuni, e il gioco è fatto. E la scusa del “almeno me lo ricordo” non regge più: se per ricordarti un codice dai le chiavi di casa al primo che passa, forse il problema va oltre la memoria. Sicurezza non significa complicarsi la vita: significa proteggerla. E la porta d’ingresso, per chi vuol fregarti, spesso è proprio il tuo PIN.
Il paradosso della semplicità: ci si frega da soli
Oggi, con quattro click, chiunque può entrare nella tua vita digitale: account social, dati bancari, identità. Eppure il primo vero muro contro questi attacchi siamo ancora noi, con le nostre scelte. Il PIN e la password non sono solo formalità: sono la serratura della tua cassaforte. E se quella serratura è una barzelletta, il ladro non ha bisogno di fare chissà cosa per entrare. Il problema è che molti pensano: “Ma dai, a me non succede”. Ma il rischio non è solo reale: è quotidiano. E ci cascano in tanti, troppi.
Non serve essere dei geni della sicurezza informatica per difendersi. Serve solo buon senso. Perché il guaio più grande arriva dai comportamenti più stupidi: numeri banali, combinazioni scontate, dati personali usati come codice. Tutto materiale che, con un minimo di social engineering, si trova online in dieci minuti. Eppure si continua a sbagliare, come se i rischi non esistessero davvero.
I numeri da non usare MAI
In Olanda, dove evidentemente ci tengono un po’ di più a non farsi derubare, hanno pure lanciato una campagna: “Know More, Be More”. Tradotto: “Conosci di più, sii più sveglio”. L’idea è semplice: informare i cittadini partendo proprio dalla sicurezza dei codici. Perché se non sei nemmeno in grado di creare un PIN decente, come pensi di proteggerti da un attacco hacker?
E la cosa peggiore è che spesso chi fa questi errori ha anche una certa età, tanti conti, tanta roba da perdere. Eppure, insiste a usare il codice del telefono del figlio.
E hanno fatto di più ovvero hanno anche stilato una lista nera di numeri che, se li usi, è come se avessi scritto “entra pure” sullo sportello del bancomat. 12345, 00000, 112233, 24680, 22020, 110011. E poi i soliti 77777, 98765, 55555, 010203 roba che fa ridere pure i ladri. Eppure sono ancora tra i più usati. Perché? Per pigrizia. Per abitudine. O peggio, perché “tanto non succede nulla”.
Come si fa DAVVERO a proteggersi
Scegliere il PIN non è una banalità, è un gesto di responsabilità. Va cambiato spesso, va pensato, non improvvisato. Dimentica le sequenze, dimentica i numeri ripetuti, dimentica tutto quello che ha un legame diretto con la tua vita. Compleanni, indirizzi, numeri di telefono… tutto già nel mirino. Chi vuole fregarti non parte da zero: parte da quello che sa già di te. E online si trova tutto.
Se proprio non riesci a ricordare i numeri casuali, puoi associare il PIN a un evento per te significativo, ma che non sia noto a chiunque ti conosca. Meglio ancora, usa combinazioni generate casualmente da app sicure o strumenti digitali, e salvale dove nessuno può trovarle. E per favore: niente foglietti nel portafoglio con su scritto “PIN carta blu”. Siamo nel 2025, basta con queste cose.
Se ti fidi del destino, sei fregato
Alla fine, la verità è questa: puoi avere il conto più sicuro del mondo, la banca più attenta, il telefono più blindato… ma se usi “1234” come codice, il primo che passa può svuotarti il conto. E allora non venire a dire che la tecnologia è pericolosa. Perché il vero pericolo, spesso, siamo noi. L’unico modo per stare al sicuro è smettere di fare errori da principiante. E finché non lo capiamo, continueremo a regalare soldi e dati a chi non dovrebbe nemmeno avvicinarsi.

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