Come fanno i call center molesti ad ottenere il tuo numero di telefono?

Scritto da Omar Cecchelani il 17 Settembre 2025 in Famiglia News

Come fanno i call center molesti o i truffatori seriali ad avere il tuo numero di telefono? È una domanda che in pochi si pongono davvero, eppure le chiamate pubblicitarie, quelle fastidiose, quelle che spesso si spacciano per promozionali ma in realtà nascondono tentativi di truffa, sono diventate una presenza quotidiana.

Io, personalmente, anche dopo il 19 agosto — il giorno in cui è entrata in vigore la normativa anti-spoofing, quella legge che impedisce ai call center stranieri di camuffare il loro numero con un qualsiasi cellulare italiano — continuo a ricevere almeno un paio di chiamate spam al giorno. Certo, è un bel passo avanti rispetto alle 10 o 12 che mi arrivavano prima, ma si potrebbe ancora migliorare. Perché, diciamocelo, sono convinto che almeno il 90% della popolazione, me compreso, farebbe volentieri a meno delle chiamate pubblicitarie a tutte le ore, comprese le sere e i giorni festivi.

come fanno i call center ad avere il tuo cellulare

Ecco, in questo articolo non voglio soffermarmi su cosa vogliono i call center molesti, su come cercano di truffarti o su come bloccare le chiamate.

Oggi voglio andare dritto all’origine del problema e spiegarti come il tuo numero di cellulare potrebbe essere finito in queste liste che ti espongono a un continuo martellamento di telefonate. E soprattutto voglio darti qualche consiglio per evitare di finire nuovamente dentro questi “listoni” che, come abbiamo detto più volte anche in altri video, spesso sono pieni di chiamate pubblicitarie che in realtà nascondono vere e proprie truffe.

 

I numeri di cellulare a rischio

Il problema è che il numero di cellulare oggi è diventato un obiettivo di prima categoria per aziende senza scrupoli, truffatori e società che vivono di marketing aggressivo.

La gente pensa di avere la privacy, di essere protetta, ma in realtà siamo noi stessi che, con le nostre abitudini digitali quotidiane, lasciamo briciole ovunque. E quelle briciole diventano piste facili da seguire per chi vuole mettere le mani sui nostri dati. Se non cambi certe abitudini, puoi iscriverti a mille registri delle opposizioni, ma le chiamate non finiranno mai.

 

Le principali vie di raccolta dei numeri di cellulare

Ogni volta che ti iscrivi a un sito, lasci il tuo numero. Lo fai per abitudine, perché ti sembra normale, ma quando quei database vengono hackerati o venduti di nascosto — e succede molto più spesso di quanto immagini — il tuo numero finisce nel posto sbagliato insieme al tuo nome, cognome e altri dati. E indovina dove va a finire tutto questo? Nel dark web, a disposizione di chiunque voglia comprarlo, compresi i call center truffaldini.

Poi ci sono le campagne di phishing, quelle chiamate e SMS che si fingono la tua banca, il corriere, l’ente pubblico. Ti dicono che c’è un pacco bloccato, un conto da aggiornare, un premio da ritirare. E tu, se ti fidi, dai loro il tuo numero e magari altri dati personali. E non parliamo del famoso spoofing, quando il truffatore maschera il suo numero e ti fa credere che ti stia chiamando un istituto serio. Devi sempre essere diffidente: nessuno ti regala nulla e chi insiste troppo, di solito, ha qualcosa da nascondere.

E ancora, esistono siti che aggregano dati pubblici: social, registri ufficiali, perfino elenchi online. Loro li raccolgono, altri li comprano, e tu ti ritrovi in una lista che finirà in chissà quante mani. E non dimentichiamo i furti fisici: una bolletta buttata senza pensarci o una lettera rubata dalla cassetta della posta possono bastare a dare il tuo numero a chi non dovrebbe averlo.

E poi ci sono le app. Quelle gratis, divertenti, che scarichi in due secondi senza leggere nulla. Ti chiedono l’accesso ai contatti e tu accetti, tanto che sarà mai. Peccato che in quel momento stai consegnando la tua rubrica a server chissà dove, che la rivenderanno senza farsi troppi scrupoli.

 

La privacy e quelle famose caselline

E poi c’è la privacy… Ogni volta che firmi per una carta punti o un concorso, ti fanno leggere la privacy. Anzi, in realtà non la legge nessuno. Dentro ci sono quelle caselline per autorizzare o meno la condivisione dei dati. Di solito chi ti fa firmare le barrerà tutte, tanto a te non cambia nulla, giusto? Sbagliato. Perché quelle firme, una volta raggiunta una certa quantità, vengono vendute a società di marketing. Loro ti chiameranno, e se gli chiedi da dove hanno preso il tuo numero ti diranno che hai firmato per autorizzare tutto. È legale? Sì. È morale? Ti lascio rispondere nei commenti.

Ricorda però che hai diritto di chiedere a chi ti chiama da dove hanno preso il tuo numero e puoi anche richiedere che ti cancellino dal loro database. Se non lo fanno o riagganciano quando chiedi troppe spiegazioni, vai dalla Polizia Postale o segnala tutto al Garante della Privacy.

 

Ma lo sai che il tuo numero di cellulare potrebbe essere in vendita proprio adesso?

Te lo dico subito: mentre tu stai tranquillo convinto che il tuo numero ce l’abbiano solo la banca, gli amici e due-tre servizi online, da qualche parte in questo momento potrebbe esserci qualcuno che lo sta inserendo in una lista che finirà in mano a call center senza scrupoli, truffatori o gente che non si fa problemi a rivendertelo cento volte.

 

La lead generation dei data broker

Tutto parte da una cosa chiamata lead generation, un nome figo che in realtà significa solo una cosa: raccogliere i tuoi dati per rivenderli a chiunque voglia comprarseli. E qui entrano in scena i data broker, aziende specializzate che hanno fatto del commercio di informazioni personali un vero e proprio business. Come li ottengono? Semplice: questionari online, concorsi che ti promettono premi fantastici, newsletter che ti illudono con contenuti esclusivi. Tu lasci il tuo numero, magari pensando “ma sì, tanto è solo per questa cosa qui” e invece quel dato finirà in una lista venduta a call center che ti chiameranno giorno e notte.

Ora, non è che dobbiamo demonizzare tutto. Ci sono anche professionisti onesti che ti chiedono l’email per mandarti contenuti interessanti e lì il danno è limitato, ma quando i tuoi dati iniziano a girare tra troppe mani la storia cambia. Per proteggerti, sai cosa puoi fare? Usa numeri temporanei e email create apposta per ricevere lo spam. Così la tua casella principale rimane pulita e il tuo numero personale non finisce nel tritacarne del telemarketing.

 

Il data scraping

Ma non è finita qui, perché c’è una tecnica ancora più subdola: il data scraping. Qui non c’è nemmeno bisogno che tu dia il tuo numero: sono loro a venirselo a prendere. Come? Con software automatizzati che girano su siti web, social media, rubriche pubbliche e pescano tutto quello che trovano. Se la tua informazione è online da qualche parte, loro la prendono. È illegale se non autorizzato, va contro il GDPR, ma intanto i call center lo usano per fare scorta di contatti e tu ti ritrovi il telefono che squilla come se avessi vinto la lotteria, solo che invece dei premi ti rifilano contratti e truffe.

 

Predictive dialing… o sfortuna

E poi c’è il predictive dialing, roba da film horror: un software che genera numeri a caso e inizia a chiamarli finché qualcuno risponde. Se rispondi, il sistema capisce che il numero è attivo e da lì parte l’inferno di chiamate. Quindi quando vedi “possibile spam” sul display, ti conviene proprio ignorarla, perché se rispondi una volta, quella è la conferma che il tuo numero è buono e da lì in poi non ti lasciano più in pace.

 

Cosa possono fare con il tuo numero

Ora ti starai chiedendo: ma perché tutto questo interesse per il mio numero? Semplice, perché con quel numero possono fare un sacco di cose. Dal phishing via SMS che ti invita a cliccare su link truffa, al bombardamento di chiamate spam che ti stressa giorno e notte, fino agli attacchi di social engineering dove si fingono operatori bancari per fregarti codici e password.

E non finisce qui: con il tuo numero possono rubarti l’identità sui social, reimpostare password, entrare nei tuoi account grazie al SIM swapping e perfino aggirare l’autenticazione a due fattori. Insomma, con un semplice numero in mano a chi non deve, puoi ritrovarti nei guai seri in un attimo.

 

Le abitudini che ti fregano

Il problema è che spesso siamo noi stessi a regalare i nostri dati. Pubblicare il numero sui social, darlo per ogni iscrizione a concorsi, rispondere a telefonate sospette, accettare permessi inutili nelle app, partecipare a sondaggi e quiz online, inserire i nostri dati in Wi-Fi pubblici senza pensarci: tutto questo è come lasciare le chiavi di casa sotto lo zerbino e poi stupirsi se qualcuno entra.

 

Cosa devi smettere di fare subito

E allora cosa bisogna cambiare? Per prima cosa smetti di comunicare il tuo numero ovunque, non darlo nei form online se non è obbligatorio, controlla i permessi delle app, non rispondere a messaggi sospetti, iscriviti al Registro delle Opposizioni (consiglio che tutti danno ma che ho personalmente seguito e non è servito a nulla), distruggi i documenti che lo contengono prima di buttarli, e soprattutto attiva l’autenticazione a due fattori con app o token fisici, non con SMS. Sono azioni semplici ma ti salvano da un mare di problemi e ti proteggono dal furto di identità digitale.

E magari quando sottoscrivi qualche contratto, luce, gas, telefono, se hai un secondo numero di telefono magari utilizza quello…

   

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