Sfratti più veloci in caso di morosità: bastano due mensilità saltate

Scritto da Omar Cecchelani il 6 Novembre 2025 in Famiglia Immobili News

Brutte notizie per chi vive in affitto. Perché una proposta di legge della maggioranza di governo, che potrebbe diventare realtà già con la legge di bilancio 2026, rischia di mettere tantissimi inquilini in una condizione di instabilità continua. Si parla infatti dei cosiddetti sfratti veloci: in pratica, chi non riesce a pagare l’affitto rischia di essere messo fuori casa nel giro di appena 30 giorni, e per motivi anche minimi, senza più alcuna reale tutela.

È un piano che – secondo le indiscrezioni – sta studiando proprio il Governo Meloni, con l’obiettivo di velocizzare la procedura, saltando addirittura il passaggio davanti al giudice. Una riforma che, se davvero diventasse legge, potrebbe avere conseguenze molto pesanti per tante famiglie italiane.

Il disegno di legge di Fratelli d’Italia, infatti, prevede sfratti in 30 giorni e sgomberi in appena 7, tutto senza l’intervento del giudice. E mentre i fondi per il sostegno all’affitto e per la morosità incolpevole restano fermi a zero, il rischio di una vera e propria emergenza abitativa è concreto.

sfratti veloci

Nel dettaglio, la proposta stabilisce che l’inquilino moroso riceva un ordine di pagamento entro quindici giorni. Se non riesce a saldare, scatta lo sgombero entro sette, e l’intera procedura si chiude in trenta giorni. Tutto questo non più davanti a un tribunale, ma davanti a una nuova Autorità per l’esecuzione degli sfratti, che verrebbe istituita presso il Ministero della Giustizia. Un cambiamento silenzioso ma enorme: la decisione su chi può restare e chi deve andarsene passerebbe dalle aule di giustizia a un ufficio amministrativo.

In questo articolo parleremo proprio di questa proposta che potrebbe diventare legge nel 2026, e di come con soli due mesi di affitto non pagato un inquilino rischierebbe davvero di ricevere uno sfratto esecutivo e dover lasciare la casa in cui vive. Scaveremo a fondo per capire cosa cambierebbe davvero, perché le conseguenze non sarebbero affatto leggere.

Da un lato, è chiaro che per i proprietari sarebbe un vantaggio: meno burocrazia, tempi rapidi, più fiducia nel mettere in affitto i propri immobili. Ma dall’altro, per chi vive in affitto, significherebbe arrivare al principio estremo del “o paghi o sei fuori”, senza più spazio per un accordo, una dilazione, o una tutela reale.

 

La nuova proposta di Fratelli d’Italia

Il testo parla chiaro e lo leggo cosi come è stato partorito:
Al fine di favorire la riduzione del contenzioso civile, la presente legge introduce una procedura amministrativa speciale per il rilascio dell’immobile ad uso abitativo in caso di morosità acclarata intesa come il mancato pagamento di almeno due canoni mensili consecutivi. Tale procedura autorizza l’intervento dell’ufficiale giudiziario in alternativa al procedimento di cui agli articoli da 657 a 669 del codice di procedura civile”.

Così recita l’articolo 1 della proposta di legge presentata da un senatore di Fratelli d’Italia, dal titolo “Disposizioni in materia di procedura amministrativa speciale per il rilascio di immobili in caso di mancato pagamento del canone di locazione e istituzione dell’Autorità per l’esecuzione degli sfratti”.

La proposta contiene cinque articoli e punta a ridurre i contenziosi civili introducendo una procedura amministrativa speciale che istituisce un’autorità ad hoc, l’Autorità per l’Esecuzione degli Sfratti, sotto il controllo del Ministero della Giustizia.

Il modello prende ispirazione da paesi come la Spagna, dove esiste già una “procedura express” per liberare gli immobili, e dalla Finlandia, dove la riconsegna può avvenire attraverso un procedimento documentale presso l’autorità di esecuzione.

 

Come funziona la nuova procedura

La legge stabilisce che dopo due mensilità consecutive non pagate e la segnalazione del proprietario, l’inquilino ha 15 giorni di tempo per mettersi in regola. Se non lo fa, il proprietario può rivolgersi all’Autorità per l’Esecuzione degli Sfratti che, valutati i documenti, emette un titolo esecutivo di rilascio entro 7 giorni. Da quel momento, lo sfratto va eseguito entro 30 giorni, prorogabili solo fino a un massimo di 90.

In sostanza, per uno sfratto potrebbero bastare meno di due mesi. Il tutto per “velocizzare” le pratiche e rendere più semplice affittare gli immobili, ma a scapito delle garanzie e delle tutele.

 

Una legge per velocizzare gli sfratti

Ogni anno in Italia ci sono circa 70.000 richieste di esecuzione di sfratto, di cui l’80% per morosità, concentrate soprattutto nelle grandi città come Roma, Milano e Napoli. Con la nuova legge, il proprietario potrà chiedere all’Autorità per l’Esecuzione degli Sfratti il titolo di rilascio dell’immobile, dimostrando il mancato pagamento con contratti, estratti conto, ricevute o notifiche.

E quindi l’Autorità avrà sette giorni per decidere, e se non ci sono opposizioni fondate, dovrà emettere il titolo esecutivo, con lo sfratto eseguito entro trenta giorni o al massimo novanta.

 

Le tutele previste per gli inquilini

La legge prevede anche una possibilità di opposizione entro sette giorni dalla notifica, con la possibilità di chiedere un differimento fino a 15 giorni in caso di vulnerabilità sociale. Ci saranno anche sanzioni pesanti per i proprietari che dichiarano il falso: da 5.000 a 20.000 euro di multa e l’obbligo di risarcire i danni materiali e morali. In casi gravi, la segnalazione può arrivare fino alla procura per reati come falso o truffa.

Nei casi di particolare difficoltà, come per famiglie con ISEE sotto i 12.000 euro o con figli minori, disabili o anziani non autosufficienti, è previsto un Fondo nazionale per l’emergenza abitativa, pensato per sostenere chi non riesce più a pagare l’affitto per cause reali come malattie, separazioni o perdita del lavoro.

 

Le criticità costituzionali e sociali

Ma qui nasce il problema. Questa nuova struttura salta l’articolo 658 del codice di procedura civile, quello che oggi tutela il contraddittorio tra le parti davanti al giudice. E questo potrebbe entrare in contrasto con la Costituzione, con il diritto di difesa e il principio del giusto processo. Giuristi e sindacati parlano già di un rischio enorme: la semplificazione amministrativa può diventare una scorciatoia che cancella i diritti fondamentali.

Il governo però difende la misura con la parola chiave del momento che è appunto: “semplificazione”. Ma dietro questa parola si nasconde un’accelerazione che può travolgere tutto, perché ridurre i tempi significa anche tagliare le valutazioni su vulnerabilità, minori, disabilità o casi di violenza domestica.

Nel frattempo, i comuni restano senza fondi per l’assistenza, i servizi sociali sono al collasso e lo sgombero “in sette giorni” diventa un’operazione rapida sulla carta, ma senza un “giorno otto”, cioè senza sapere dove andranno a vivere quelle famiglie.

 

Una legge che divide

Da una parte il governo parla di un piano casa, con la premier Meloni che punta a garantire alloggi alle giovani coppie e costruire famiglie più solide. Dall’altra parte però arriva una legge che rischia di spingere in strada chi già vive in difficoltà. La Lega intanto rilancia con un proprio pacchetto di norme sugli “sgomberi veloci”, estendendo il principio anche agli altri immobili di proprietà.

Ehhh , in una situazione del genere io mi trovo un po’ spiazzato a dare un giudizio definitivo. Da proprietario immobiliare capisco bene quanto sia difficile trovarsi con una casa occupata da un inquilino moroso, e so che spesso la morosità non nasce da vere difficoltà, ma da chi decide di approfittare delle troppe tutele che ha e delle lungaggini della giustizia. Perché oggi, con le leggi attuali, uno sfratto può richiedere anni e costare migliaia di euro al proprietario.

Però, allo stesso tempo, è impossibile non pensare a chi davvero non ce la fa: chi perde il lavoro, chi si ammala, chi si trova in mezzo a un divorzio o in un momento di crisi. In quei casi, vedere una famiglia finire in strada sarebbe inaccettabile. Ma nemmeno il proprietario può farsi carico di tutto questo, perché non è lui lo Stato. E allora sì, è un po’ come il cane che si morde la coda: da una parte serve tutelare i proprietari, dall’altra bisogna garantire una soluzione per chi resta indietro. Facile a dirsi, molto più difficile a farsi.

   

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1 Comment
Beppe Mazzini

Novembre 8, 2025 @ 20:14

Reply

La legge ignorerebbe i diritti fondamentali . Ma quali diritti fondamentali ? Secondo i soloni , il proprietario di casa diritti non ne ha allora!

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