Regime forfettario a 100.000 euro: ma il FMI ne chiede l’abolizione

Scritto da Omar Cecchelani il 24 Settembre 2025 in Fisco e Tasse Imprese News

Abolizione del regime forfettario? Per molti, sarebbe un incubo vero e proprio. Perché, diciamocelo chiaramente, il regime agevolato chiamato “forfettario” è diventato il rifugio di tantissime piccole partite IVA: parliamo di chi ha un volume d’affari sotto gli 85.000 euro all’anno e rispetta tutta una serie di altri requisiti – o “cause ostative”, come dicono quelli bravi – che non sto qui a elencare, altrimenti trasformiamo questo video in un manuale di contabilità. E francamente quelle cose lasciamole fare agli esperti.

Noi ci concentriamo su un punto: l’Unione Europea, e in particolare il Fondo Monetario Internazionale, non ha fatto tanti giri di parole e ha suggerito al Governo italiano nientemeno che l’abolizione del regime forfettario.

regime forfettario 100.000 euro

E perché? Secondo l’FMI, la flat tax prevista nel regime forfettario – 5% per i primi cinque anni di nuova attività e 15% per le attività già avviate – garantirebbe un vantaggio eccessivo a una platea troppo ampia di lavoratori autonomi. Questo creerebbe un disallineamento con le aliquote progressive IRPEF e, di conseguenza, diventerebbe un ostacolo a quella che loro chiamano “equità fiscale”.

In poche parole, vogliono togliere il vantaggio a tutte quelle piccole partite IVA che, grazie a questo regime, finalmente possono pagare una tassazione che per una volta è sostenibile e, soprattutto, possono evitare la montagna di adempimenti e burocrazia che nel regime ordinario ti fa perdere tempo, soldi e pazienza.

Ebbene sì: in questo articolo parleremo proprio di questa bomba lanciata dal Fondo Monetario Internazionale, cercheremo di capire che futuro potrebbe avere il regime forfettario e se davvero chi ci rientra deve iniziare a preoccuparsi. Ma non solo: daremo anche un’occhiata alle proposte del Governo per il 2026, perché il Ministero dell’Economia e delle Finanze sta lavorando a una revisione con nuove regole, restrizioni e altre novità che potrebbero cambiare le carte in tavola.

 

Il Fondo Monetario Internazionale propone l’abolizione del regime forfettario

Nel suo rapporto annuale sull’Italia del 2025, il FMI è andato dritto al punto: la flat tax per le partite IVA è troppo vantaggiosa, troppo generosa e sta creando uno squilibrio con il resto del sistema fiscale. Per loro il problema è chiaro: milioni di piccoli imprenditori e professionisti pagano troppo poco rispetto ai lavoratori dipendenti che sono schiacciati dall’IRPEF progressiva. E allora giù con le solite rotture di palle: serve abolire il regime forfettario per rafforzare la progressività del sistema e garantire quella che chiamano “equità fiscale”.

Equità, bella parola. Ma chissà perché ogni volta che la sentiamo significa che qualcuno pagherà di più, e di solito non sono le grandi multinazionali ma i soliti piccoli che tengono in piedi il paese.

Perché attenzione, oggi con il regime forfettario chi sta sotto gli 85.000 euro paga un 15% fisso, o addirittura un 5% nei primi cinque anni, senza IRPEF, addizionali e IRAP. Una manna per chi si è sempre visto portare via metà di quello che guadagna, e invece per il FMI è diventata una distorsione che va eliminata.

 

Che cos’è il Fondo Monetario Internazionale?

Per chi non lo sapesse, il Fondo Monetario Internazionale non è un club privato di beneficenza, ma un’organizzazione internazionale che vigila sulla stabilità finanziaria mondiale, fornisce prestiti ai paesi in difficoltà e ogni anno fa le pulci alle economie nazionali, Italia inclusa. Pubblica rapporti in cui spiega cosa, secondo loro, i governi dovrebbero fare per migliorare conti pubblici e crescita economica.
Ma attenzione: i loro rapporti non sono vincolanti, non sono leggi, non possono obbligare nessuno a fare nulla. Sono consigli, certo, ma quando certe raccomandazioni iniziano a circolare e la stampa le amplifica, sappiamo bene come va a finire: diventano argomenti di dibattito politico, finiscono nei programmi di governo, e alla fine rischiano di trasformarsi in norme vere e proprie, specie se i Governi nazionali non hanno le palle e chinano sempre il capo all’Europa e si genuflettono ai grandi…

 

Quindi cosa succede ora?

Adesso nell’immediato non succede nulla, il regime forfettario non sparisce da un giorno all’altro perché lo dice il FMI. Ma non illudiamoci troppo: quando certe idee prendono piede e iniziano a essere discusse nei ministeri, spesso il passo tra “raccomandazione” e “legge” diventa corto, cortissimo. Ecco perché oggi bisogna parlarne, perché domani potrebbe essere troppo tardi.

 

La proposta del Governo per il 2026: ampliare la platea di forfettari

E qui entra in scena il Governo italiano, che invece di abolire il regime forfettario sta pensando di allargarlo. Sì, perché nella prossima legge di bilancio 2026 si parla di portare la soglia dei ricavi annui da 85.000 a 100.000 euro e di introdurre la cosiddetta “rottamazione quinquies” per i debiti fiscali, ma solo per chi è in reale difficoltà economica.

Con l’aumento della soglia, più partite IVA potrebbero rientrare nel regime agevolato, pagando sempre l’imposta sostitutiva al 15% o al 5% nei primi cinque anni. Ma occhio: non sarebbe un regalo per tutti. Resterebbero dei limiti precisi su spese per dipendenti, collaborazioni e regolarità contributiva. Se sgarri, ti buttano fuori dal regime già dall’anno successivo.

 

I vincoli europei e la direttiva 2020/285

C’è però un altro problema: l’Europa. Dal 1° gennaio 2025 la direttiva UE 2020/285 ha uniformato le franchigie IVA in tutta l’Unione e quindi l’Italia, per alzare la soglia del forfettario a 100.000 euro, dovrebbe chiedere un via libera a Bruxelles.

E chiunque abbia seguito una trattativa europea sa quanto possono essere lunghi e complicati certi iter quando di mezzo ci sono tasse e bilanci pubblici, per cui c’è speranza ma non è cosi sicuro che questo accada.

 

Il rischio di squilibrio sociale

Intanto sindacati e categorie sociali denunciano una disparità sempre più grande tra lavoratori autonomi e dipendenti. Questi ultimi non hanno nessuna flat tax, nessuna agevolazione, e guardano con sospetto ogni nuovo vantaggio concesso alle partite IVA. E così il dibattito si fa sempre più acceso: chi vuole ampliare il regime forfettario parla di semplificazione e competitività, chi lo critica denuncia ingiustizie e squilibri sociali.

 

Regime forfettario a rischio in futuro?

Per ora il regime forfettario resta in piedi ed è ancora la scelta più conveniente per milioni di freelance e piccoli imprenditori. Ma non illudiamoci: le ipotesi sul tavolo parlano anche di possibili aumenti delle aliquote al 10% quelle al 5 e al 20% per quella al 15, di modifiche alle soglie di reddito e di vincoli sempre più stretti. Niente di ufficiale, per carità, se il vento politico dovesse cambiare è probabile che le sorprese arrivino per compiacere l’UE..

   

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