Lo SPID di Poste Italiane sarà a pagamento!

Brutte notizie per chi usa lo SPID di Poste Italiane. Sì, perché sulla scia di Infocert, Aruba e Register.it — che hanno già introdotto un canone annuale per il servizio universale di autenticazione — anche Poste Italiane ha deciso di mettere mano al portafoglio degli utenti: il paradosso è che, a quanto sembra, sarà addirittura più caro degli altri.

E diciamolo chiaramente: se per Infocert e compagnia l’allarme è stato relativamente contenuto, il fatto che Poste Italiane imbocchi la via dello SPID a pagamento è un problema enorme per molti italiani. Non tanto per l’azienda in sé, quanto perché circa il 75% degli SPID è stato rilasciato proprio dalle Poste — vuoi per la gratuità iniziale, vuoi perché l’attivazione era facile, soprattutto per chi non è avvezzo al computer e alla tecnologia.

La decisione dell’azienda guidata cambia sostanzialmente le carte in tavola: lo SPID, così come lo conosciamo oggi, rischia di diventare un servizio a pagamento per tutti.

SPID Poste Italiane pagamento

Il punto cruciale però è un altro: ci hanno convinti ad abbandonare i vecchi sistemi di autenticazione — sì, scomodi, con registrazioni ripetute e mille password sparpagliate su foglietti che si perdono o vengono rubate — promettendoci che lo SPID sarebbe stato il futuro.

Moltissime persone lo hanno fatto, magari pagando 12 euro per l’attivazione, e oggi si ritrovano davanti a un bivio: pagare per continuare ad usufruire del servizio oppure cercare un’alternativa e magari cimentarsi ancora una volta con un sistema nuovo tutto da imparare.

Pensate all’anziano che con fatica aveva imparato a usare lo SPID delle Poste: ora si ritrova di nuovo in alto mare. O paghi o resti indietro. Ma vabbè, noi andiamo avanti.

In questo articolo cercheremo di capire quanto costerà lo SPID: parleremo del canone annunciato da Poste Italiane, confronteremo le tariffe degli altri provider e proveremo a trovare soluzioni pratiche per continuare ad autenticarsi sui siti della pubblica amministrazione senza spendere un euro — e senza dover ricorrere a mille registrazioni con username e password sempre diverse.

 

SPID Poste Italiane a pagamento: da quando?

Secondo le fonti di CorCom, la decisione è in fase di valutazione, ma se passasse coinvolgerebbe circa 28,7 milioni di utenti su un totale di 40 milioni di credenziali attive in Italia. Significa una quota del 72% del mercato, cioè la stragrande maggioranza. Per Poste Italiane questo significherebbe circa 100 milioni di euro di ricavi aggiuntivi, una svolta definitiva per uno strumento che era nato con la promessa della gratuità e della diffusione capillare. E già nel 2021 c’era stato un primo segnale: chi lo attivava allo sportello doveva pagare 12 euro. Dietro questa nuova spinta verso il pagamento c’è l’assenza di fondi stabili dal governo, che dopo due anni di incertezze ha rinnovato i contratti soltanto fino a ottobre. Nel frattempo l’obiettivo dichiarato dal governo Meloni, come ha ribadito più volte il sottosegretario Alessio Butti, resta quello di abbandonare progressivamente lo SPID per puntare tutto sulla Carta d’identità elettronica, eliminando i fornitori privati e portando tutto sotto il controllo diretto dello Stato.

 

Lo SPID a pagamento

L’ipotesi di introdurre un canone sullo SPID di Poste Italiane si inserisce proprio nel piano più ampio di rendere centrale la CIE e il futuro IT Wallet per l’accesso ai servizi pubblici e la gestione dei documenti del cittadino. Il Governo da anni spinge su questi strumenti, considerati più sicuri e conformi agli standard richiesti dall’Unione Europea. Lo SPID era nato come strumento gratuito, gestito da operatori privati ma finanziato dallo Stato. Eppure quei fondi non sono mai stati sufficienti. I 40 milioni previsti dal PNRR nel 2023 sono arrivati solo nel 2025, mentre nel frattempo i gestori hanno dovuto affrontare costi sempre più alti di infrastruttura, sicurezza e manutenzione, con un boom di richieste. È così che altri provider hanno deciso di passare al pagamento: Aruba e InfoCert offrono il primo anno gratis e poi chiedono 4,90 euro più IVA dal secondo anno, mentre Register ha fissato un abbonamento di 9,90 euro per chi ha smart card o firma digitale, che può salire addirittura a 80 euro per gli altri.

 

Perché lo SPID diventa a pagamento?

La causa principale è il mancato arrivo dei fondi promessi. I 40 milioni stanziati dal governo sono rimasti bloccati, e per chi gestisce il servizio i conti non tornano più. InfoCert, per esempio, ha dichiarato di aver investito oltre 20 milioni di euro dal 2014 per sviluppare lo SPID senza ricevere ritorni adeguati. Di qui la scelta: mettere un prezzo al servizio per coprire le spese e allo stesso tempo lanciare un segnale forte al governo, quasi a dire “se volete che continuiamo, dovete pagare o ci pensino direttamente i cittadini”.

 

Quanto potrebbe costare lo SPID di Poste Italiane

Le indiscrezioni parlano di un canone intorno ai 5 euro all’anno, molto vicino a quello già applicato da Infocert e Aruba. Non è una cifra che ti svuota il conto corrente, ma il problema è che colpisce quasi 29 milioni di utenti in un colpo solo. Per Poste sarebbe un guadagno di circa 100 milioni di euro annui. Non è ancora chiaro come verrà gestito il passaggio: probabilmente non ci sarà un addebito automatico, ma sarà richiesto il consenso dell’utente. In caso di mancata risposta, scatterebbe la sospensione del servizio e, a seguire, l’annullamento dell’identità digitale.

 

Le opzioni ancora gratuite

Al momento, ci sono ancora alcune alternative gratuite. Sul sito del governo trovi la lista dei provider attivi e i relativi costi. Chi ha la Carta d’identità elettronica può già attivarla gratuitamente come identità digitale, usando il PIN fornito al momento del rilascio. Tra i gestori SPID che offrono ancora il servizio gratuito ci sono PosteID, che permette di richiederlo anche online, SielteID, che lo rinnova automaticamente ogni due anni, e Namirial, che lo concede gratis se usi la CIE per identificarti. Insomma, scappatoie ci sono, ma non è detto che dureranno a lungo.

 

Il passaggio dallo SPID alla CIE

La strategia del governo è chiara: spingere sempre di più sulla Carta d’identità elettronica. Ma attenzione, perché non è così semplice come ci raccontano. Lo SPID di Poste rappresenta tre quarti delle identità digitali in Italia, e se davvero diventasse a pagamento, milioni di cittadini potrebbero essere costretti a spostarsi sulla CIE. Peccato però che il suo utilizzo non sia immediato. Per i primi due livelli della Pubblica Amministrazione bastano username, password, codice PUK e numero di serie della carta, ma per il terzo livello serve il chip, un lettore di smart card esterno o uno smartphone con tecnologia NFC. E non tutti hanno questi strumenti o sanno come usarli. Immaginate un anziano davanti a un lettore di smart card: di facile non c’è proprio nulla.

 

Prima ci costringono a usare lo SPID e poi ce lo fanno pagare! GENIALE!

In conclusione, la situazione è chiara: lo SPID di Poste Italiane rischia di diventare a pagamento, e con lui l’intero sistema delle identità digitali. Prima ci hanno convinti a mollare i vecchi metodi, ci hanno promesso semplicità e gratuità, ci hanno obbligati di fatto a usare lo SPID per ogni pratica burocratica.

Adesso, a gioco fatto, ci presentano il conto. È un colpo basso, perché significa che ogni cittadino, anche quello che usa lo SPID una sola volta all’anno, dovrà mettere mano al portafoglio. E tutto questo mentre il governo prepara il terreno per spingerci verso la CIE, complicata e non immediata. Alla fine, ancora una volta, chi paga siamo noi. Tutti, nessuno escluso.

   

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