Ditta individuale o SRL? Come scegliere, cosa conviene e aspetti fiscali

Scritto da Omar Cecchelani il 11 Febbraio 2025 in Imprese

Il primo passo che hai dovuto fare, quando hai deciso di diventare un imprenditore, è stato quello di scegliere la forma giuridica dell’impresa che hai fondato. Sicuramente hai chiesto il parere al tuo commercialista, e, specie per attività medio piccole, ti è stato consigliato, dall'”azzeccagarbugli” di turno, di aprire una ditta individuale, per avere meno adempimenti, una gestione più snella, per sfruttare la contabilità semplificata, ecc.

Difficilmente i commercialisti consigliano la SRL, in primo luogo perchè partono dal presupposto di avere a che fare con il solito idraulico o meccanico di turno, in grado a malapena di compilare correttamente una fattura e, visto i maggiori adempimenti previsti a cura dell’imprenditore che richiede la gestione di una SRL, evitano debitamente di consigliarla, nonostante in molti casi, sarebbe molto più vantaggiosa, sia in termini di tassazione che a livello di rischi patrimoniali per il titolare e i soci.

Ti raccontano che per aprire una SRL devi sottoscrivere almeno 10.000 euro di capitale iniziale, che il loro onorario per la gestione risulterà essere il doppio che per una ditta individuale, che non ti concederanno i fidi, che se vuoi avere dei soci sarebbe più opportuno aprire una SNC o una SAS, ecc.

Tutte informazioni che possono anche essere credibili, specie se non si conoscono bene le opportunità che offrono attualmente le nuove leggi, come ad esempio, la possibilità di aprire una SRL Semplificata con pochi euro e un capitale sociale che può variare da 1 euro a 9.999 euro.

In questo articolo voglio soffermarmi sulle differenze tra la ditta individuale e la SRL, evidenziando le caratteristiche di ognuna di queste due forme societarie e arrivare a farti capire come scegliere la giusta soluzione per le caratteristiche della tua impresa.

Indice:

 

La ditta individuale

Per l’apertura di una ditta individuale dovrai espletare alcuni adempimenti burocratici, non molti e nemmeno troppo complessi, ma da svolgere con particolare attenzione, specie all’inizio, per evitare errori grossolani che potrebbero causare perdite di tempo e denaro.

Per aprire un’impresa di questo tipo è sufficiente compilare il modulo di inizio attività presso gli uffici dell’Agenzia delle Entrate, ed aprire la partiva IVA relativa alle imprese individuali completando il relativo modello.

Puoi fare queste operazioni in maniera totalmente autonoma, recandoti personalmente all’Agenzia delle Entrate o farle fare al tuo commercialista che, data la semplicità di questi adempimenti, non dovrebbe chiederti una cifra esagerata.

Una volta espletate queste due semplici operazioni, alla tua ditta individuale verrà attribuito il tuo numero di partita IVA, da indicare su tutti i documenti che produrrai, sul sito internet e che ti consentirà di emettere e ricevere fatture.

Per completare le formalità previste sarà necessario iscriversi presso il Registro Imprese, all’Inps ed eventualmente all’Inail.

Tutto molto semplice e a basso costo.

 

Vantaggi di una ditta individuale

  • semplice ed economica costituzione con adempimenti minimi per quanto riguarda le formalità da espletare in fase di avvio;
  • non serve un capitale iniziale per la sua apertura;
  • grande autonomia decisionale che deriva dall’assenza di soci, essendo imprenditore individuale, decide tutto da solo, molto più rapidamente e liberamente;
  • non vi è l’obbligo di tenuta dei libri sociali ma soltanto di quelli obbligatori come da normativa fiscale;
  • così come è semplice costituirla, è altresì semplice metterla in liquidazione e chiuderla. E’ sufficiente chiudere la partita IVA e comunicare la cessazione a Inps, Inail e Camera di Commercio.

 

Svantaggi di una ditta individuale

  • responsabilità illimitata del titolare nei confronti di creditori, banche ed erario. L’imprenditore è costretto a rispondere PERSONALMENTE, e con tutto il suo patrimonio personale, alle obbligazioni dell’impresa;
  • tassazione non favorevole, infatti l’aliquota fiscale aumenta proporzionalmente all’aumentare degli utili. Oltretutto non avendo soci, tutto l’utile è imputabile al solo titolare che con un reddito imponibile relativamente basso per un impresa, si trova costretto a subire aliquote fiscali dal 38% al 43%.

 

Società a responsabilità limitata o SRL Semplificata

La prima scelta che dovrai effettuare, una volta deciso di aprire un SRL, è quella di valutare se sia più opportuno optare per la SRL Semplificata (SRLS) oppure per la tradizionale società a responsabilità limitata (SRL).

Per la costituzione di una SRL o di una SRLS sono necessari più adempimenti rispetto alla costituzione di una ditta individuale. Per avviare questo tipo di società occorre:

  • redigere uno statuto e un atto costitutivo  tramite atto pubblico da un notaio;
  • ogni socio, in base alla sua quota, dovrà versare il capitale sociale;
  • aprire la partita IVA
  • aprire una posta elettronica certificata intestata alla società
  • iscrivere la ditta presso il Registro Imprese, gli albi e gli elenchi necessari per l’inizio attività;
  • effettuare l’iscrizione a INPS e INAIL;

Per fare tutte queste operazioni è necessario rivolgersi ad un commercialista o ad una associazione di categoria. E chiaramente, le spese di costituzione di una SRL saranno decisamente superiori rispetto a quelle per la costituzione di una ditta individuale.

Ma se consideriamo invece la SRL Semplificata, è possibile sottolineare come le spese di costituzione e gestione annuale saranno di poco superiori. In particolare, l’unico costo che davvero aumenta in modo sostanziale è l’onorario del commercialista. Vediamo il dettaglio:

DETTAGLIO COSTO SRL SRLS
Spese notarili
€ 1.500
0
Diritti camerali
€ 200
€ 200
Diritti di segreteria + imposta di bollo
€ 155
0
Imposta di registro
€ 200
€ 200
Tasse di concessione governativa per vidimazione libro giornale
€ 309,87
€ 309,87
Capitale sociale minimo
€ 10.000
€ 1
Denuncia inizio attività CCIA
€ 30
€ 30
INPS
€ 3.188 per socio amministratore
€ 3.188 per socio amministratore
INAIL
a seconda
dell’attività svolta
a seconda
dell’attività svolta
Deposito bilancio
€ 200
€ 200
Apertura PEC
€ 5
€ 5
Costo commercialista annuale
€ 2.000
€ 2.000
TOTALE COSTI
17.787,87
6133,87

In particolare la SRL Semplificata, rappresenta un’ottima alternativa alla ditta individuale. Questo tipo di società venne introdotta nel 2012, un periodo di crisi economica, con lo scopo principale di fornire agli imprenditori, svariate agevolazioni fiscali per metterli in condizione di costituire e gestire nuove aziende.

Ecco il motivo dei costi ridotti, dell’annullamento delle spese notarili, vero e proprio ostacolo per chi parte con dei budget minimi, servite ad incentivare gli imprenditori a fondare nuove aziende, beneficiando dei vantaggi previsti dalle società di capitali. Aprire una SRL Semplificata, come puoi vedere costa soltanto 745 euro, un investimento che potrà davvero cambiare, in meglio, la tua vita imprenditoriale e fiscale.

 

Vantaggi di una SRL Semplificata

  • Spese notarili gratuite per la sua costituzione;
  • Altri costi iniziali di costituzione minimi;
  • Capitale sociale minimo di 1 €;
  • Responsabilità limitata al capitale versato. In caso di fallimento o difficoltà economiche il patrimonio dei soci non è a rischio;
  • Tassazione dei redditi in capo alla società;
  • Aliquota fiscale fissa che non aumenta proporzionalmente all’aumentare reddito (IRES al 24%);
  • Possibilità di far entrare nuovi soci vendendo delle quote;
  • Maggiore credibilità della società con fornitori e clienti;
  • Gestione più complessa ma per questo più precisa e con maggior tutela in caso di controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza.

 

Svantaggi di una SRL Semplificata

  • Costi più elevati per il commercialista data la maggior complessità degli adempimenti fiscali e per la tenuta contabile;
  • Un capitale sociale troppo basso che non consente di sostenere le spese iniziali per l’attività, sarebbe quindi utile partire con un capitale iniziale che consenta di strutturarsi;
  • I soci non rischiano il patrimonio personale ma, in caso di problemi, sono responsabili civilmente e penalmente per gli eventuali illeciti commessi dalla società;
  • Spese notarili azzerate ma solo se si accetta in tutti i suoi punti l’atto costitutivo, previsto dal ministero per l’economia e finanze, per questo tipo di società. Non è ammessa alcuna modifica al documento standard;
  • Obbligo della contabilità ordinaria;
  • Obbligo di presentazione annuale del bilancio d’esercizio alla camera di commercio;
  • Credibilità ridotta  verso le banche visto il bassissimo (quasi nullo) patrimonio dell’impresa e capitale sociale.

 

Confronto tassazione tra una SRL e una ditta individuale

Prima di parlare della tassazione dei due regimi societari e utile sottolineare che, a livello di tassazione, la società a responsabilità limitata e la società a responsabilità limitata semplificata sono gravate dalle stesse imposte e con le medesime aliquote.

Le agevolazioni di cui beneficiano le SRLS in fase di costituzione non la rendono immune alle tasse e agli adempimenti di una SRL tradizionale.  Per cui da ora parliamo di SRL ma le stesse regole sono valide anche per le SRLS.

 

Imposizione fiscale della ditta individuale

A livello fiscale la ditta individuale non gode di nessuna agevolazione a meno che non si aderisca al regime dei minimi, ma non è di questo che parliamo adesso. Ora consideriamo la ditta individuale tradizionale.

La ditta individuale è gravata dalle seguenti tasse:

  • Irpef: la cui aliquota è direttamente proporzionale agli utili conseguiti;
  • Irap: l’aliquota base è del 3,9% sull’utile se si ha più di un dipendente;
  • Inps:  l’aliquota è diversa per artigiani e commercianti ma è circa del 23% sull’utile.
  • Inail: a seconda del tipo di attività svolta

Le aliquote dell’Irpef aumentano con l’aumentare dello scaglione di reddito e sono le seguenti:

Scaglioni di reddito Aliquota Imposta dovuta
Fino a 15.000 €

23%

23% sull’intero reddito
Oltre 15.000 fino a 28.000 €

27%

€ 3.450 + 27% sulla parte eccedente 15.000 €
Oltre 28.000 fino a 55.000 €

38%

€6.960 + 38% sulla parte eccedente 28.000 €
Oltre 55.000 fino a 75.000 €

41%

€17.220 + 41% sulla parte eccedente 55.000 €
Oltre 75.000 €

43%

€25.420 + 43% sulla parte eccedente 75.000 €

Analizzando queste informazioni salta subito all’occhio che, per redditi medio-alti, risulta poco conveniente utilizzare questa forma giuridica, infatti, la tassazione a scaglioni di reddito comporta la probabilità di arrivare a pagare le imposte ad aliquote fino al 43%, aggiungendo a questo, i contributi previdenziali e l’Irap e, considerando anche gli eventuali acconti dovuti, l’imposizione fiscale potrebbe raggiungere un livello elevatissimo (più del 50% del reddito imponibile), spesso anche difficile da onorare.

Voglio farti un esempio pratico relativo all’imposizione fiscale relativa ad una ditta individuale con un solo dipendente e con un utile annuale di € 100.000.

 

Una ditta individuale con un utile  di 100.000 € l’anno pagherà:

  • INPS: (23,5% su 100.000 €) = € 23.500
  • IRPEF (base imponibile = Utile – INPS): (43% su 1.500 € + € 25.420)= € 26.065
  • IRAP: non si paga con un solo dipendente che esplica mansioni di segreteria o meramente esecutive

TOTALE PRELIEVO FISCALE: (23.500 + 26.065) = € 49.565

 

Hai letto bene! 49.565 euro su 100.000 ovvero quasi la metà di quello che hai guadagnato durante l’anno, il che significa lavorare dal 1 gennaio al 30 giugno solo per pagare il fisco. Se ti può consolare, ai 26.065 € di Irpef, potrai eventualmente sottrarre la deduzione per coniuge a carico, figli a carico, dedurre tutte le voci che ti consentiranno di pagare meno Irpef  come le spese mediche, le assicurazioni sulla vita, e quant’altro ma l’imposizione a tuo carico  resterebbe comunque elevatissima. Calcolando poi che in tutti gli altri casi, le ditte individuali, sarebbero anche gravate da IRAP, la cifra si alzerebbe ancora…

 

Imposizione fiscale della SRL

La società a responsabilità limitata viene considerata una persona giuridica a tutti gli effetti e come tale paga direttamente le imposte, e già questo è un grande vantaggio pratico, in quanto gli F24 sono imputabili alla società e non ai soci, evitando giroconti e spostamenti di denaro quando si devono pagare le tasse. Ma anche da un punto di vista delle aliquote, salta subito all’occhio che le SRL paghino l’Ires, anzichè l’Irpef, con un’aliquota fissa al 24%.

Hai capito bene! Aliquota fissa! Questo significa che non dovrai più avere paura di dichiarare un utile troppo alto per finire in uno scaglione di reddito “scomodo“, ma che pagherai un’aliquota piuttosto vantaggiosa per la totalità dei redditi di impresa prodotti nell’anno.

All’Ires dovrai aggiungere anche l’Irap, con le stesse modalità e aliquote della ditta individuale, e l’Inps Artigiani o Commercianti per il socio lavoratore, oppure la gestione separata nel caso di soci amministratori. E’ necessario precisare che i soci non lavoratori (soci di capitale) della SRL, non pagano l’Inps, così almeno sottolineano due sentenze emesse dalla Corte d’Appello di L’Aquila (nn. 752 e 774 del 25.06.2015),  ovvero che i soci della SRL sono obbligati a determinare i contributi INPS gestione Artigiani e Commercianti, solo sulla quota di partecipazione che si riferisce al reddito della SRL per la quale i soci hanno richiesto l’iscrizione come soci lavoratori.

Aggiunge la sentenza che, se il socio di Srl è soltanto socio di capitale e non socio lavoratore, non dovrà pagare i contributi INPS sulla totalità dei redditi provenienti da tutte le quote di partecipazione perché si tratta di redditi di capitale e non di redditi d’impresa.

Torniamo all’esempio relativo all’imposizione fiscale su un utile di € 100.000 e ti mostro cosa succede in una SRL con due soci, un socio operativo e un socio di capitali al 50%.

 

Una SRL con un utile  di 100.000 € l’anno pagherà:

  • IRES: (24% su 100.000)= € 24.000
  • IRAP: (3,9% su 100.000)= € 3.900

Il socio operativo dovrà inoltre pagare l’INPS artigiani o commercianti per la sua quota di utili di impresa:

  • INPS: (23,5% su 50.000 €) = € 11.750

TOTALE PRELIEVO FISCALE= 39.650 €

 

Dobbiamo ancora inserire la tassazione degli utili distribuiti ai soci sui quali è necessario fare alcune precisazioni:

  • Se la partecipazione è non qualificata, ovvero per un importo sul capitale sociale inferiore al 25%, si applica un’imposta sostitutiva del 26% sulla quota di partecipazione agli utili. Ad esempio un socio al 10% di una SRL, con un utile totale di azienda di 100.000 interamente distribuito, sarà gravato da un debito di Irpef calcolato in questo modo: 10% di 100.000 € = 10.000 € sui quali si dovrà calcolare il 26% di Irpef = 2.600 €
  • Se la partecipazione è invece qualificata, ovvero superiore al 25%, quanto percepito andrà a sommarsi, in capo al socio, alla totalità degli altri suoi redditi nella misura del 58,14%. Pertanto, quasi la metà degli utili distribuiti risulta essere detassata, sull’altro 58,14% si dovrà pagare l’Irpef alla relativa aliquota. Nel nostro esempio con 100.000 euro di utile da ripartirsi su due soci al 50%, e considerando che possono essere distribuiti solo gli utili netti, sarà necessaria una operazione preliminare, ovvero il calcolo dell’utile netto che potrà essere distribuito ai soci:
     
    UTILE NETTO = UTILE PRIMA DELLE IMPOSTE – IRES – IRAP

    Nel nostro caso: 100.000 – 24.000 – 3.900 = 72.100 €

    Pertanto considerando una quota utile del 50% di 36.050 €, il nostro imprenditore dovrà inserire nella sua dichiarazione dei redditi il 58,14% di quella cifra, ovvero € 20.959 su cui calcolare l’Irpef in base allo scaglione relativo di reddito.

E’ però utile sottolineare che al reddito indicato in dichiarazione come partecipazione agli utili della SRL, dovranno essere dedotti i contributi INPS artigiani e commercianti pagati, nel nostro caso € 11.750 che porteranno tale reddito imponibile a € 9.209.

La tassazione dividendi , anche per partecipazioni qualificate, verrà calcolata tramite una ritenuta alla fonte a titolo di imposta del 26% sull’intera base imponibile per le persone fisiche non in regime di impresa.

Il contribuente persona fisica non dovrà, pertanto, riportare nulla in dichiarazione dei redditi poiché in questo caso è la società stessa che effettua e versa la ritenuta d’acconto.

 

Tassazione dei dividendi SRL: cosa è cambiato

Come detto, la Legge finanziaria relativa all’anno 2018 ha modificato sostanzialmente la tassazione dei dividendi attribuiti alle persone fisiche non in regime di impresa con partecipazione qualificata, equiparandola alla tassazione delle partecipazioni non qualificate.

Questo significa che gli utili maturati dal 2018 in avanti, una volta distribuiti, verranno decurtati del 26% con una ritenuta a titolo di imposta, direttamente dalla società e nulla dovrà indicare il socio lavoratore o amministratore nella sua dichiarazione dei redditi.

Vediamo in termini di calcolo come questa modifica cambierà in termini di tassazione generale relativa ai redditi percepiti dal socio di una SRL, rifacendoci all’esempio precedente:

Una SRL con un utile  di 100.000 € l’anno pagherà:

  • IRES: (24% su 100.000)= € 24.000
  • IRAP: (3,9% su 100.000)= € 3.900

Il socio operativo dovrà inoltre pagare l’INPS artigiani o commercianti per la sua quota di utili di impresa:

  • INPS: (23,5% su 50.000 €) = € 11.750

TOTALE PRELIEVO FISCALE= 39.650 €

Fin qui tutto come prima ma, ovviamente, in relazione ai dividendi distribuiti ai soci le cose cambiano in modo sostanziale perchè, quelle che erano due partecipazioni qualificate, verranno calcolate, in riferimento alla tassazione dei dividendi, alla stregua di due partecipazioni non qualificate e quindi  la società dovrà pagare l’imposta sostitutiva del 26% sul totale dell’utile distribuito che nel nostro esempio sarebbe sempre del 50% per ogni socio e quindi di € 36.050 cadauno.

  • IMPOSTA SOSTITUTIVA: (26% su 36.050)= € 9.373 x 2 soci = € 18.746

Il socio non dovrà più pagare nulla, e nemmeno indicare il reddito percepito nella propria dichiarazione dei redditi, ma salta subito all’occhio come questo sistema, precluda al socio che non ha altri redditi, derivanti magari dalla partecipazione in altre società di persone, di poter dedurre dal proprio reddito i contributi previdenziali pagati, nel nostro caso ben 11.750 €, visto che reddito, personalmente, non ne dichiarerebbe.

 

Conclusioni

Dopo aver letto tutte le informazioni e analizzato i calcoli relativi alla tassazione delle due realtà hai ancora dei dubbi? Spero proprio di no, è piuttosto evidente che la scelta della SRL, che può sembrare dapprima più costosa e complessa, sul lungo termine, per redditi annuali superiori ai 70.000 euro, può diventare molto più conveniente e sicura e, tra l’altro, la convenienza della SRL aumenta con l’aumentare dei volumi di affari, sfruttando l’aliquota impositiva fissa dell’IRES.

  • Sicura, perchè una SRL protegge il tuo patrimonio personale da eventuali problemi con il fisco e con Equitalia, nonchè dagli attacchi di eventuali creditori, qualora dovessi affrontare un periodo di crisi e, se non farai la stupidaggine di firmare fidejussioni, anche dalle banche.
  • Conveniente, perchè l’opportunità di avere un’aliquota fissa di imposizione fiscale del 24%, ti consente di non “spaventarti troppo” se i tuoi utili saranno troppo elevati. Non sarai costretto a fare “magheggi” per non raggiungere aliquote assurde e, a livello personale, pagherai le imposte, SOLTANTO per gli utili effettivamente distribuiti, non come in una società di persone o una ditta individuale che tassano anche gli utili rimasti in azienda.

Ma la cosa più vantaggiosa e favorevole della SRL, a livello fiscale, è rappresentata dal fatto che questo tipo di aziende sono considerate delle vere e proprie “persone giuridiche” e come tali, tassate direttamente dal fisco, in quanto rappresentato una realtà a se stante, separata dai soci che la gestiscono.

Va da sè che tra più soggetti, persone fisiche (i soci) e persona giuridica (l’azienda), potrai decidere quanto utile distribuire all’uno e agli altri per evitare che il socio paghi aliquote assurde, potrai inserire soltanto soci di capitale, che non pagheranno INPS, soci non qualificati che pagheranno soltanto un’imposta sostitutiva del 26% sull’utile distribuito, ecc.

Le operazioni che si possono fare per abbassare il carico fiscale, tra la società e i soci, sono davvero infinite e, se gestite in modo appropriato, possono portare a risparmi di migliaia di euro ogni anno, ripartendo in modo accurato i compensi agli amministratori, i rimborsi e gli utili distribuiti.

Un altro aspetto da non trascurare, è l’impressione che susciti nelle persone, che potrebbero anche diventare tuoi potenziali clienti, o nelle banche, quando ti presenti come SRL piuttosto che come TIRABOLLI PUSCEDDU di Calogero Pusceddu.

Il titolare di una SRL viene preso maggiormente sul serio, perchè per gestire una società di capitali non puoi essere il classico operaio che si mette in proprio perchè ha quattro soldi da parte, ma devi avere delle specifiche competenze anche di gestione aziendale.

Può sembrarti una stupidaggine, ma anche la prima impressione che dai di te alle persone che ti contattano, specie i potenziali clienti, può davvero fare la differenza e, il titolare di una SRL, da l’impressione di uno più “in gamba” rispetto al classico lavoratore in proprio.

Un altro vantaggio incredibile che puoi avere da un punto di vista fiscale è quello relativo alle compensazioni dei crediti fiscali, infatti, capita molto soventemente che una ditta che lavora per l’estero, si trovi con dei crediti IVA piuttosto elevati, migliaia di euro l’anno, specie per chi acquista in Italia pagando l’IVA ai fornitori, e vende o fa servizi per l’estero, fatturando senza IVA.

Nelle società di persone, il credito IVA può essere compensato soltanto con l’Irap, l’Inail e con le ritenute d’acconto. Un po’ pochino se si considera che gli esborsi più alti (Inps e Irpef) sono in capo direttamente al titolare dell’azienda e non alla società e quindi non esiste la possibilità di compensarli con il credito IVA maturato.

I titolari di snc o sas, si trovano spesso, nella assurda posizione di essere gravati personalmente da elevati debiti di Irpef e Inps in capo a loro, ed avere un credito IVA in capo alla società. Come sai, non è possibile compensare un debito imputabile al socio con un credito della società e ci si trova costretti a salassarsi per pagare le tasse nonostante il credito IVA, che resta lì, mentre l’imprenditore utilizza il fido per evitarsi cartelle esattoriali e sanzioni.

Una situazione assurda e paradossale, che con una SRL non si verificherebbe, in quanto il credito IVA può essere compensato senza problemi con l’IRES, annullando spesso il debito fiscale in capo all’azienda.

Riguardo ai costi e tempi di gestione devo però, dar ragione a chi lamenta il fatto che la SRL sia più cara e che richieda maggiori competenze e più tempo per essere gestita.

E’ la verità! Gestire una SRL significa doversi cimentare con la “partita doppia“, con la contabilità ordinaria, con una gestione oculata di costi e ricavi, non si potrà più utilizzare il conto della ditta per comprare il culatello per la cena e, soprattutto, il commercialista ti presenterà delle parcelle decisamente più salate.

Ma è il prezzo che si deve pagare per avere finalmente un’azienda che può essere considerata come tale e di conseguenza gestita come un’azienda, e non in modo “promiscuo” come si fa con le ditte individuali o con le società di persone. Ogni movimento del conto corrente di una SRL dovrà avere un giustificativo, ogni fattura dovrà essere contabilizzata e saldata, il bilancio dovrà essere redatto e approvato dagli amministratori secondo determinate regole che consentono ai titolari di valutare attentamente, ogni anno, la situazione precisa dell’azienda. Questo consente un maggior controllo e la prevenzione di eventuali anomalie o problemi che potrebbero aver luogo in futuro.

Troppo spesso le ditte individuali e le società di persone, affondano, senza nemmeno rendersene conto, visto la non necessaria compilazione e presentazione del bilancio e una gestione “casalinga” dell’impresa.

I costi per il commercialista più elevati e il maggior tempo impiegato per la sua amministrazione, si ripagheranno molto presto con un notevole risparmio fiscale, ma soprattutto con una gestione “trasparente” che ti consentirà di fare le cose giuste al momento giusto, evitando investimenti sbagliati e mettendoti anche al riparo da eventuali controlli della Guardia di Finanza, che in una contabilità ordinaria ben gestita, avrà molte più difficoltà nel contestare le operazioni, specie se tutto è documentato e registrato.

E’ consigliabile, invece, per volumi d’affari inferiori ai 65.000 €, sfruttare le “libertà” e i costi di gestione contenuti della ditta individuale, specie se esiste la possibilità di aderire al “Regime Forfettario“. Con quei volumi d’affari, senza grossi problemi, sfruttando al meglio le deduzioni e le detrazioni si può arrivare a pagare tasse bassissime con costi di gestione minimi.

   

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