Differenze tra ditta individuale e società di persone
Tra gli svariati interrogativi che affliggono gli imprenditori italiani, ne esiste uno, che dovrebbe essere il primo in assoluto che ogni persona che voglia intraprendere un’attività in proprio dovrebbe risolvere ancor prima di partire, ovvero: “quale forma societaria scegliere per pagare meno tasse?”
Sembra una stupidaggine ma la scelta della forma giuridica influenza, e non poco, la vita fiscale dell’imprenditore e cambia sostanzialmente il volume di tasse da pagare a fine anno, specie se si ha la fortuna di avere dei redditi sufficientemente elevati.
In questo articolo valutiamo cosa cambierebbe, da un punto di vista fiscale, passare da una ditta individuale ad una società in accomandita semplice con due soci.
Tu, titolare di una ditta individuale, lo sai che se riuscissi a trovare un socio ed aprire con lui una s.a.s. potresti pagare meno tasse e contributi?
Ti spiego subito il perchè…
La società in accomandita semplice prevede una distinzione sostanziale tra le due tipologie di socio, ovvero: il socio accomandatario e il socio accomandante.
Il socio accomandatario è colui che svolge effettivamente le prestazioni aziendali e che dovrà pagare l’Irpef e i contributi previdenziali per la sua quota di partecipazione agli utili, nonchè l’INAIL.
Il socio accomandante è, di fatto, soltanto un socio di capitali, quindi sulla carta non operativo, che dovrà pagare l’Irpef per la sua quota di partecipazione agli utili, ma sarà totalmente esentato dal pagamento dei contributi previdenziali all’Inps e, ovviamente, non essendo operativo, anche dal pagamento dell’Inail.
Considerando, a parità di reddito annuale, quello che pagherebbe di imposte una ditta individuale rispetto ad una società in accomandita semplice con due soci, 1 accomandatario e 1 accomandante, al 50%, salta subito all’occhio come nella seconda ipotesi risulterebbe esentasse il 50% dei contributi INPS per artigiani e commercianti (la quota del socio accomandante), che il titolare della ditta individuale, invece, sarebbe costretto a pagare per intero.
E’ chiaro che la scelta di costituire un’impresa, comporterebbe anche l’assoggettamento all’IRAP che graverebbe con un prelievo fiscale del 5% sugli utili, rispetto alla ditta individuale con un solo dipendente che ne è esente, ma, nonostante questo onere in più, la convenienza risulta essere piuttosto evidente.
Per comprendere meglio quello che ho appena scritto ti faccio questo semplice esempio con tanto di calcoli per dimostrarti a quanto ammonta, effettivamente, il risparmio fiscale di una s.a.s., come quella sopra descritta, rispetto ad una ditta individuale per un reddito dichiarato di 40.000 € l’anno.
Una ditta individuale che ha un utile di 40.000 € l’anno pagherà:
- INPS: (23% su 40.000 €) = € 9.200
- IRPEF su 30.800 € (UTILE-INPS): (23% su 15.000€ + 27% su 13.000€ + 38% su 2.800€)= € 8.024
- IRAP: non si paga se ha un solo dipendente
TOTALE PRELIEVO FISCALE: (9.200 + 8.024) = € 17.224
Una società in accomandita semplice con due soci al 50% che ha un reddito di 40.00 € pagherà:
- IRAP: (5% su 40.000€) = € 2.000
Socio accomandante:
- IRPEF: (23% su 15.000 €+ 27% su 5.000€) = € 4.800 (ipotizzando che non abbia altri redditi)
Socio accomandatario:
- INPS: (23% su 20.000 €) = € 4.600
- IRPEF su 15.400 € (UTILE-INPS): (23% su 15.000 €+ 27% su 400 €) = € 3.558
TOTALE PRELIEVO FISCALE: (2000 + 4800 + 3558+ 4600) = € 14.958
Come si evince dal calcolo qui sopra esposto relativamente alle due realtà, il risparmio della società in accomandita semplice, rispetto alla ditta individuale, ammonta, nella simulazione con 40.000 € di reddito imponibile, a (17.224-14.958) = € 2.266.
Una cifra molto elevata, quasi il 10% dell’utile che resterebbe nelle tasche dei soci dell’accomandita semplice rispetto a quanto pagherebbe il titolare della ditta individuale. E’ pur vero che il risparmio sarebbe in gran parte relativo ai contributi previdenziali, e questo comporterebbe una contribuzione minore a livello pensionistico, ma, di quei 2.226 € l’anno di risparmio fiscale, sarebbe possibile destinarne almeno una parte ad una forma pensionistica integrativa che renderebbe sicuramente di più rispetto alla stessa cifra di contributi pagata all’INPS.
Come vedi, con una società in accomandita semplice avrai un adempimento in più, che in una ditta individuale con un solo dipendente non dovrai considerare, ovvero l’IRAP che varia dal 3,9% al 5,0% a seconda della regione in cui ci si trova. Considerando l’aliquota IRAP massima del 5%, il debito di 2.000 € che ne conseguirebbe, sarebbe quasi completamente compensato dal risparmio in termini di Irpef che si otterrebbe frazionando la totalità del reddito tra i due soci, che pagherebbero quindi l’imposta con un’aliquota più bassa.
L’esempio, dimostra in modo oggettivo ed analitico che la differente forma giuridica scelta può comportare un risparmio fiscale davvero enorme, parliamo del 10% dell’utile netto che non pagheresti al fisco e potresti utilizzare per fare investimenti, farti una vacanza o lasciare in azienda.
Questa è la classica “prova del nove” che dimostra come sia possibile risparmiare ingenti somme di denaro in termini di tasse senza ricorrere all’evasione fiscale, ma soltanto conoscendo le regole ed organizzando al meglio la tua attività.

Se hai trovato interessante questo articolo, ti consiglio di scaricare il mio libro in super offerta, solo per questo mese, "PAGARE MENO TASSE" che ti svelerà i segreti e i trucchi per dimezzare il tuo carico fiscale che i commercialisti ti tengono volutamente nascosti...




