5 cose che non devi mai scrivere su Whatsapp con META AI
Ci dicono che WhatsApp è sicuro. Che tutto è crittografato. Che le chat sono protette da occhi indiscreti. Ma è davvero così?
La verità purtroppo è un’altra e ci sono cose, che per la tua sicurezza NON dovresti mai scrivere in alcuna chat, quindi nemmeno su whatsapp e sai perchè è pericoloso! Non è un paranoia, non è una frase campata in aria cosi per acchiappare consensi, e ma è la realta e in questo breve articolo ti spiego il perchè, e ti dico soprattutto quali sono le 5 cose che non devi mai scrivere su whatsapp

Perchè per ora ti dicono che tutto quello che scrivi su Meta AI, serve solo per addestrare l’intelligenza artificiale, e poi? Cos’altro? Forse per profilarti, forse per mandarti pubblicità mirate, o cos’altro…
E poi, io capisco che qualcuno mi potra dire: si vabbe tutta sta preoccupazione per questa iconcina sulla destra di whatsapp, basta non cliccarci e non da nessuno fastidio… Verissimo ma nemmeno toccarla per sbaglio perchè qualunque cosa poi si scriva o si dica, resterà nei loro sistemi…
E proprio per questo che ci sono cose che non devi mai e poi mai, per nessun motivo al mondo scrivere sull’intelligenza artificiale di meta.
Quel cerchietto blu che non puoi togliere (e non è una scelta)
Ormai quel cerchietto blu l’abbiamo visto tutti. È lì, fisso, in basso a destra dentro WhatsApp. Non si può spostare, non si può rimuovere, e soprattutto non te lo chiede nessuno se vuoi averlo oppure no. Meta AI, una vera e propria intelligenza artificiale che si è piazzata lì in casa tua senza bussare. Ed è questo il punto. Il problema non è l’AI in sé – la tecnologia non è né buona né cattiva – il problema è come ti viene imposta, come ti viene servita su un piatto d’argento senza che tu possa dire “no grazie, non mi serve”. E da lì si apre un mondo. Perché se anche decidi di usarla, devi sapere cosa non devi mai scrivere dentro quella chat. E se invece non la usi, beh… è comunque il caso di sapere perché non farlo.
No, non è solo questione di privacy: è una questione di potere
In tanti, nei commenti ai video precedenti, avete detto cose del tipo “io non la userò mai”, “mi dà fastidio solo a vederla”, “ho tolto WhatsApp per protesta”. E avete pienamente ragione. Perché il punto non è solo la privacy – tanto ce l’hanno già svenduta anni fa – ma il fatto che ci abbiano tolto anche l’ultima illusione di poter scegliere. L’AI di Meta è lì, e basta. E anche se ti dicono che “non leggerà i tuoi messaggi privati”, tutto quello che scrivi dentro la sua chat, quella con l’icona blu, viene usato per addestrarla. Chiaro e tondo. E allora, se proprio vuoi interagirci, fallo almeno con la testa accesa. Perché quello che scrivi lì dentro resta, e può essere usato domani, dopodomani o tra dieci anni. E magari anche contro di te, o piu probabilmente per guadagnare su di te.
Mai metterci dati bancari (e no, non è così scontato)
Cominciamo da ciò che dovrebbe essere ovvio: non scrivere in quella chat cose tipo IBAN, numeri di carta, codici della banca o informazioni fiscali. E non pensare “eh ma chi è che lo fa?”. Purtroppo qualcuno lo fa. Magari per chiedere “mi controlli questo codice?”, oppure “è sicura questa carta virtuale?”. Ma Meta non è una banca. E soprattutto quella chat non è criptata, non è protetta, non è sicura. È una vetrina dove tu parli con un algoritmo che sta lì per imparare da te. E tutto quello che scrivi può essere trattenuto, catalogato, profilato. Non c’è bisogno di scenari da film: bastano i banner pubblicitari che ti inseguono dopo aver cercato un medicinale su Google. Ecco, immagina se invece di una ricerca scrivi direttamente “il mio IBAN è…”. Semplicemente, non farlo.
La tua salute non è un argomento da AI
Seconda regola d’oro: non condividere mai dati sanitari. Hai fatto una visita? Stai aspettando un referto? Hai un dubbio su una terapia? Bene, parla col medico, non con Meta AI. Primo, perché non è un medico. Secondo, perché quei dati sanitari sono tra i più sensibili in assoluto. Stai dicendo a una macchina qualcosa che riguarda il tuo corpo, la tua salute, magari anche le tue fragilità. E tutto questo può finire in qualche database – magari anonimo, ma neanche troppo. Non c’è motivo di farlo. Hai già mille strumenti per prenotare, chiedere, informarti. Non aggiungere anche Meta AI alla lista, perché non ti serve a nulla e ti espone a rischi inutili.
Login, password e codici? Non scriverli. Mai.
Terza cosa da non fare, mai, nemmeno per gioco: non scrivere password, codici d’accesso, nomi utente. Anche se sei solo curioso, anche se stai facendo un test. Anche se vuoi chiedere alla AI “ma secondo te la password ‘123456’ è sicura?”. No. Non farlo. Perché ogni cosa scritta lì dentro viene registrata. E anche se non succede nulla subito, può bastare un aggiornamento, un errore, una vulnerabilità, e quei dati sensibili potrebbero finire in mani sbagliate. Meta stessa dice che l’AI impara da ciò che scriviamo. E allora perché regalarle informazioni così delicate? Un bot non ha bisogno delle tue credenziali. E se te le chiede, scappa.
Non scrivere nulla su figli, nipoti, familiari
Altro punto fondamentale: non scrivere dentro quella chat informazioni su minori o familiari. Non serve che siano nomi e cognomi. Basta dire “mio figlio va in quella scuola”, o “mio nipote fa calcio il giovedì alle 17”. Sono dettagli che, messi insieme, costruiscono un profilo. Meta ha dichiarato che non usa dati degli under 18? Bene. Ma se sei tu a scriverli, è diverso. Non sono dati “rubati”, sono dati offerti. E un domani potrebbero essere usati per target pubblicitari, oppure semplicemente per capire le tue abitudini. Ancora una volta: non ne vale la pena.
Idee, sfoghi, opinioni? Occhio a cosa scrivi
Ed eccoci al punto forse più sottovalutato: non scrivere dentro quella chat le tue opinioni personali su temi delicati. Politica, giustizia, lavoro, sanità. Sembra una banalità, ma non lo è. Basta ricordarsi cosa è successo durante il Covid: amicizie finite, familiari divisi, insulti sui social per una frase di troppo. Ora immagina che quella frase, invece di scriverla su Facebook, tu l’abbia detta a Meta AI. E quella, silenziosa, se la sia tenuta in memoria. Non si tratta di censura, si tratta di profilazione. Se un domani quell’AI impara che sei contro un certo tema, a favore di un altro, e magari un giorno la tua idea potrebbe pesare su una decisione (lavorativa, commerciale, sanitaria)… ne vale davvero la pena? Evita.
Il problema non è la fantascienza: è la realtà di oggi
Qualcuno dice: “vabbè ma che sarà mai, sono solo parole”. E invece no. Perché quella chat non è neutra. È una macchina che si nutre delle tue parole, delle tue ricerche, dei tuoi dubbi. E lo fa per venderti qualcosa, per studiarti meglio, per spingerti nella direzione voluta. Non è complottismo, è marketing avanzato. Quante volte hai cercato “rimedi mal di schiena” e dopo due secondi ti sei ritrovato con la bacheca piena di pubblicità di antidolorifici? Ecco, immagina cosa può fare un’AI con tutto quello che le dici spontaneamente in una chat personale.
Cosa puoi fare davvero (spoiler: pochissimo)
La verità è che puoi fare poco. Il cerchietto blu è lì, e non si toglie. Nemmeno se lo odi. Nemmeno se non lo usi. Basta sfiorarlo per sbaglio e sei dentro. L’unica cosa sensata è ignorarlo. Non cliccarci. E se proprio vuoi usarlo, fallo in modo sterile, intelligente, anonimo. Niente dati personali, niente opinioni, niente informazioni familiari. Vuoi interagire per gioco o per curiosità? Fai pure, ma come se parlassi con uno sconosciuto sospetto. E se invece vuoi bloccare almeno parte dell’addestramento dell’AI – cosa possibile su Facebook e Instagram – puoi farlo tramite i moduli ufficiali
Se non puoi disattivarlo, almeno non regalargli niente
Alla fine della fiera, usare Meta AI o no è una non-scelta. Perché la scelta se non puoi disattivarlo, almeno non regalargli niente vera, cioè quella di toglierla, non te la danno. Però puoi ancora decidere come usarla. E se proprio vuoi tenerla lì, almeno non farle da cavia gratuita. Non raccontarle la tua vita. Non darle i tuoi dati. Non spiegarle chi sei, cosa pensi e cosa fai.
Perché una cosa è certa: quella chat non è fatta per te, è fatta su di te. E tutto quello che le regali oggi, un giorno potrebbe tornare indietro. Magari sotto forma di pubblicità. Magari sotto forma di limitazioni. O magari sotto forma di sorprese poco gradite. Quindi sì, la tecnologia può essere utile. Ma solo se siamo noi a usarla. E non il contrario.

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