Perchè i dazi di Trump spaventano il mondo?

Scritto da Omar Cecchelani il 11 Aprile 2025 in Fisco e Tasse News

Signore e signori, è il momento di preparare bunker anti-atomici, scavare trincee nei cortili e accumulare tonnellate di Parmigiano Reggiano! Perché? Beh, perché i dazi di Donald Trump stanno spaventando il mondo molto più che un film horror.

Imprenditori nel panico, mercati in caduta libera, alleati che diventano nemici e nemici che si scoprono migliori amici per interesse… sembra la sceneggiatura di una soap opera scritta male, e invece è la realtà.

DAZI TRUMP

Ma cosa diavolo sono questi dazi? Perché Trump li ha resi la sua arma preferita? E soprattutto: perché dovremmo preoccuparci noi, in Italia? Oggi vi spiegheremo tutto, come sempre con parole semplici, senza entrare troppo nei tecnicismi dell’Economia, visto che per quello conviene rivolgersi a quelli bravi.

Sedetevi comodi, allacciate le cinture… perché questa storia è più incasinata del Black Friday su Amazon.

 

Dazi? Ma cosa sono, tasse con lo smoking?

  • Cos’è un dazio? Immaginate di essere un produttore di vino e di volerlo vendere ad una catena di negozi statunitensi, quando il vostro vino arriverà con tanto di volo aereo, all’aeroporto statunitense, affinchè possa uscire dalla zona merci, l’acquirente statunitense deve pagare una tassa al Fisco degli USA? Ecco, più o meno quello! Il dazio è una tassa che si paga quando un bene entra in un Paese. Funziona un po’ come il pedaggio in autostrada: vuoi passare? Paga!
  • Concretamente come funziona?
    «A seconda delle procedura doganali di ogni   Paese, il proprietario della merce (l’acquirente importatore) si presenta alla frontiera per ritirare il suo carico, e la dogana chiede di mostrare l’avvenuto pagamento del 25% di imposta. A quel punto la merce verrà sbloccata e potrà essere immessa nel mercato e venduta USA».
  • Chi ci rimette davvero? In teoria, chi paga il dazio è chi importa la merce. Ma in pratica, chi pensate che tiri fuori i soldi alla fine? Esatto: il consumatore! Se un’azienda deve pagare di più per portare qualcosa in un Paese, è molto probabile che rincari i prezzi. Morale della favola? Alla fine il conto lo paga sempre chi compra. E tutto questo diviene comunque un disincentivo per le aziende USA ad importare prodotti dall’estero oppure a chiedere forti sconti per compensare almeno in parte la tassa da pagare
  • Esempio pratico: le auto Ferrari negli USA Quando Trump annunciò i dazi sulle auto importate, Ferrari non ci pensò due volte e aumentò i prezzi delle sue macchine negli Stati Uniti del 10%. Non il 25% completo, eh, solo un po’. Diciamo che si sono “fatti carico” di una parte del costo per non spaventare troppo i clienti. In pratica: “Ok, vi chiediamo di pagare di più, ma non troppo, altrimenti poi ci mollate e non comprate più”.
  • Cosa si pagava prima per vendere negli USA? Si pagavano gia dei dazi ma in misura minore! Nessuna IVA come in Europa, dove anche le importazioni pagano questa tassa per equipararle ai prodotti locali. Ma Trump, con la sua solita finezza, ha detto che l’IVA europea sarebbe un dazio nascosto contro le merci americane. anche se: tecnicamente non è proprio cosi.
  • L’Europa come risponde? L’Unione Europea non sta a guardare e applica la sua “Tariffa Doganale Comune”, che è un modo elegante per dire: “Anche noi facciamo pagare chi porta roba da fuori”. I dazi europei sono più bassi di quelli americani, ma non scherzano: 10-12% sui prodotti agricoli e 4-5% sui beni industriali. E poi ci sono i dazi “ritorsivi”: nel 2018, per esempio, l’Europa ha risposto alle mosse di Trump tassando whisky, moto, acciaio, alluminio e persino i jeans. Colpire i Levi’s è un affronto personale!
  • E gli USA non facevano già dazi? Certo che sì! Non è che prima fossero l’isola felice del libero scambio. Avevano già dazi su tantissimi prodotti e alcuni funzionano in modo particolare: ad esempio, su certi formaggi si paga un tot per chilo importato. Poi ci sono quelli punitivi, chiamati “dazi anti-dumping”, che vengono applicati quando si pensa che un Paese stia vendendo un prodotto all’estero a un prezzo troppo basso grazie a sussidi statali. In pratica: “Ah, il tuo governo ti aiuta a produrre a poco? Bene, allora io ti faccio pagare di più per vendermelo”.
  • Furberie per evitare i dazi? Certo, c’è sempre chi trova la scappatoia. Una delle più usate è la “scomposizione” del prodotto. Cioè, invece di importare direttamente un’auto e pagarci il dazio del 25%, si importano i pezzi separati (carrozzeria, motore, interni…) e li si assembla direttamente nel Paese di destinazione. Risultato? Dazio evitato o almeno ridotto! E questa, guarda caso, è proprio la strategia che gli USA vorrebbero incentivare: “Volete vendere qui? Almeno costruite qui!”.

Ecco, ora sapete tutto quello che c’è da sapere sui dazi, senza aver dovuto leggere un trattato di economia internazionale. Alla fine, sono come le regole non scritte delle feste: se vuoi entrare con la tua bottiglia, devi pagare il prezzo d’ingresso. E se vuoi evitare di pagare… trovi il modo di aggirare il buttafuori!

E chi ha trasformato questa strategia in una vera e propria arte? Donald Trump, ovviamente.

 

Trump e i dazi: un’ossessione lunga anni

Dal momento in cui è entrato in politica, Trump ha ripetuto più volte: “America First!” Ma tradotto dal “trumpiano” all’italiano, significa più qualcosa tipo: “Facciamo pagare di più gli altri, così noi ci guadagniamo!”

Già nel 2018, durante la sua prima presidenza, ha imposto dazi del 25% sull’acciaio e del 10% sull’alluminio importato negli USA. Un colpo basso che ha fatto infuriare praticamente tutti, compresi gli alleati storici come Canada, Messico e Unione Europea.

E la Cina? Beh, per Pechino Trump ha riservato un trattamento speciale: dazi su 250 miliardi di dollari di prodotti cinesi. Il motivo ufficiale? La Cina non rispetta le regole sulla proprietà intellettuale.

Ma torniamo all’Europa. Noi, poveri illusi, speravamo di non essere coinvolti in questa rissa commerciale. E invece, zac! Trump ci ha colpiti con dazi pesantissimi, ai quali abbiamo risposto con altri dazi sui prodotti americani.

Se pensavate che le guerre moderne si combattessero con i carri armati, vi sbagliavate: oggi si combattono con dazi sul Parmigiano e sulle Harley Davidson.

 

La pausa Biden e il grande ritorno di Trump

Nel 2021, con l’arrivo di Joe Biden, la situazione si è un po’ calmata. L’amministrazione democratica ha sospeso i dazi su acciaio e alluminio contro l’Unione Europea e ha cercato di rimediare ai danni fatti.

Ma ora siamo nel 2024, e sorpresa delle sorprese: Trump è tornato.

Trump ha annunciato l’introduzione di un dazio base minimo del 10 per cento su tutte le importazioni, a cui fanno eccezione le tariffe doganali specifiche inflitte a determinati Paesi (come quelli dell’Ue) e quelle già previste per singoli settori. Ma il suo piano è ancora più aggressivo: dazi del 20% su tutte le importazioni – e per la Cina si parla addirittura di dazi del 34%!

Cioè, capite? Se prima era una guerra commerciale, ora è diventata un massacro. E il bello (anzi, il brutto) è che questa volta Trump non si concentra solo sulla Cina. No, questa volta ha deciso di colpire anche Canada, Messico e Unione Europea, con l’obiettivo di fare cassa e ridurre il debito pubblico americano.

Vi sembra una mossa senza senso? Beh, in realtà ha una sua logica perversa: gli Stati Uniti sanno che il mondo intero ha bisogno del loro mercato. Quindi, se aumentano i dazi, le aziende europee, canadesi e messicane continueranno comunque a esportare negli USA, ma dovranno pagare di più, riempiendo le casse di Washington.

Un piano geniale, se non fosse che… potrebbe distruggere il commercio globale.

 

Trump ha confermato anche i dazi al 25% sulle auto estere

Per prima cosa il presidente ha confermato a inizio discorso l’avvio di dazi del 25 per cento sulle auto prodotte all’estero sottolineando che Gli introiti generati dai dazi verranno usati per ricostituire l’industria americana“, e per ridurre il debito statunitense, lasciando però uno spiraglio aperto.

“Eliminate i vostri dazi, abbassate le vostre barriere, non manipolate le vostre valute e iniziate ad acquistare decine di miliardi di dollari di beni americani”, se volete essere esentati da questi provvedimenti” ha detto, avvertendo i leader mondiali.

 

Ma quindi, l’Italia come ne esce?

L’Italia è uno dei principali esportatori di prodotti verso gli Stati Uniti, soprattutto nel settore agroalimentare, automobilistico e della moda. Se i dazi aumentano, i nostri prodotti costeranno di più per gli americani, e questo potrebbe ridurre le vendite.

  • Per l’Italia, la partita è grossa: 67 miliardi di esportazioni contro 25 miliardi di importazioni dagli USA, con un avanzo commerciale di 42 miliardi. Se gli USA imponessero dazi del 25% sui prodotti Made in Italy, i consumatori americani pagherebbero fino a 2 miliardi di euro in più, ma per le aziende italiane sarebbe un bagno di sangue: il settore vinicolo perderebbe quasi 500 milioni, l’olio d’oliva 240 milioni, la pasta 170 milioni e i formaggi 120 milioni. In totale, tra i 4 e i 7 miliardi di euro di perdite e oltre 60.000 posti di lavoro a rischio ogni anno. Alla faccia del “America First”!
  • Chi paga davvero i dazi? Trump dice che non saranno i consumatori americani a pagare, ma i Paesi esportatori. Peccato che gli importatori americani possano solo scegliere se assorbire il costo (e rimetterci di tasca loro) o aumentare i prezzi al pubblico. Spoiler: la seconda opzione è la più gettonata. Il risultato? Prezzi più alti negli USA e paura di recessione
  • L’Europa deve preoccuparsi? Trump non ha mai nascosto il suo fastidio per l’avanzo commerciale europeo con gli USA, pari a 155,8 miliardi di euro. Le merci più esposte? Auto e farmaceutica, con Germania, Irlanda e Italia in prima linea. Se i dazi americani colpissero l’Europa come hanno fatto con Cina, Canada e Messico, sarebbero dolori!
  • L’agricoltura europea trema Gli USA sono la seconda destinazione per l’export agricolo europeo (12% del totale). Nel 2023, le vendite sono già calate del 6% per via di minori acquisti di liquori e distillati. Se arrivassero nuovi dazi, sarebbe una stangata anche per il settore agroalimentare europeo, già colpito dalla concorrenza sleale di altri Paesi.

 

Prepariamoci al peggio (forse)

Insomma, i dazi di Trump sono un gigantesco terremoto economico che rischia di far crollare il fragile equilibrio commerciale globale. Cosa succederà ora? Difficile dirlo. Trump continuerà con questa strategia aggressiva?

L’Unione Europea reagirà? Ma nel frattempo, incrociamo le dita… e speriamo che Trump non decida di mettere un dazio anche sull’aria che respiriamo.

   

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