Chiamate mute: perchè le riceviamo e cosa dobbiamo fare?

Scritto da Omar Cecchelani il 10 Maggio 2025 in Famiglia News

Avete presente quella sensazione inquietante, quel brivido gelido che vi scende lungo la schiena quando il telefono squilla… voi rispondete… e dall’altra parte, il nulla? Nessun respiro, nessuna voce, solo un silenzio fastidiosamente pieno di significati. Complimenti, avete appena vinto una delle esperienze più ansiogene dell’era digitale: la chiamata muta.

E no, non stiamo parlando del vostro ex che non trova le parole per chiedervi scusa, ma di qualcosa di molto più subdolo. Qualcosa che potrebbe sembrare innocuo, ma che in realtà ha il potenziale per rovinarvi la giornata… o l’equilibrio mentale. Perché sì, cari spettatori, una telefonata muta può fare molto più male di un messaggio vocale di 7 minuti.

Negli anni ’90, la chiamata muta era l’equivalente tecnologico del ficcare la testa fuori dalla finestra per vedere se i vicini erano in casa. O, più maliziosamente, un sistema di messaggistica clandestina tra amanti in cerca d’intimità in orari sospetti. Ma oggi? Oggi è tutta un’altra storia.

chiamate mute

Adesso le chiamate mute possono nascondere call center aggressivi, tentativi di phishing, stalker digitali, e persino disturbatori professionisti che vogliono solo confondervi, innervosirvi, spiarvi o peggio ancora… terrorizzarvi. E il problema è che non sai chi hai davanti: un algoritmo impazzito? Uno squilibrato? Un vicino di casa con troppo tempo libero?

Ma non finisce qui: le vittime più colpite sono le persone più fragili. Anziani, malati, donne sole. Per loro, quella che per qualcuno potrebbe sembrare una “sciocchezza” è fonte di ansia, paranoia e senso di pericolo costante.

Ecco perché oggi siamo qui: per raccontarvi cosa fare (ma soprattutto cosa NON fare) quando ricevete una di queste chiamate del silenzio. Perché ci sono reazioni istintive che possono peggiorare la situazione. E ci sono invece metodi per difendersi, strumenti concreti, e perfino un intervento ufficiale del Garante della Privacy per dire: “Ok, qui stiamo esagerando.”

Quindi, se anche voi avete risposto almeno una volta a un telefono che vi ha restituito solo l’eco del vostro stesso “Pronto?”, rimanete con noi. Perché quello che scoprirete nei prossimi minuti potrebbe cambiare per sempre il vostro rapporto col tasto “accetta chiamata”.

 

Da dove sbucano queste benedette chiamate mute?

Cominciamo con la più ovvia delle domande: chi è il genio che decide di chiamarci senza dire una parola? Beh, sorpresa delle sorprese, nella maggior parte dei casi non è un maniaco con la passione del thriller, ma un innocente, SI FA PER DIRE… call center. Sì, proprio loro: i paladini delle offerte imperdibili, gli eroi del “ha un attimo per una breve indagine di soddisfazione?”, gli specialisti nell’interrompere i pranzi della domenica.

Il trucco è questo: parte la chiamata, tu rispondi, e… silenzio. Nessuna voce, solo un buco nero di comunicazione. Poi click, la chiamata si chiude da sola. Cos’è successo? Niente spiritismo, niente film horror: molto più banalmente, non c’era nessuno disponibile dall’altra parte.

Ma occhio: non sempre si tratta di telemarketing impazzito. In certi casi, dietro quelle chiamate fantasma possono nascondersi personaggi ben meno simpatici. Stalker, molestatori, o peggio, gente che vuole sapere se sei in casa per motivi che non prevedono certo un tè con i pasticcini. E sì, anche nel 2025 ci sono ancora furti organizzati partendo da un telefono fisso che squilla. Modernità un corno.

 

Ma perché cavolo lo fanno?

Qui entra in scena la tecnologia… o meglio, la tecnologia usata male. I call center utilizzano dei software, chiamati dialer, che sparano chiamate a raffica tipo mitragliatrice. L’obiettivo? Chiamare più numeri di quelli che gli operatori possono effettivamente gestire, nella speranza che almeno qualcuno risponda. E se proprio in quel momento tutti gli operatori sono impegnati? Silenzio. Niente musichetta d’attesa, niente voce automatica: solo un vuoto cosmico.

In pratica, è come se tu fossi entrato in un ufficio, dicendo “Buongiorno!”, e dall’altra parte tutti ti guardassero… muti. Nessuno che ti risponde. Poi ti sbattono la porta in faccia. Carino, no?

E quel silenzio non è solo fastidioso: è disorientante, inquietante, a tratti violento. Lascia quella brutta sensazione addosso, come quando ti dimentichi se hai chiuso la porta di casa o no.

 

⚠️ Attenzione al “Wangiri”: il colpo basso che svuota il credito

Adesso parliamo della truffa che non solo ti mette ansia… ma ti alleggerisce anche il portafoglio. Benvenuti nel fantastico mondo del Wangiri, che in giapponese significa “uno squillo e via”. Ed è esattamente quello che succede.

Ricevi uno squillo da un numero straniero. Neanche il tempo di prendere il telefono che ops, è già finito. E lì scatta l’inganno psicologico: “Chi mi ha chiamato? Sarà importante?”. Ecco, NON LO È.

Ma se richiami, è lì che caschi nella trappola. Ti parte il credito, o peggio, si attivano servizi premium a pagamento di cui non hai mai sentito parlare. Roba da ritrovarsi abbonati a un oroscopo settimanale per gatti senza nemmeno avere un gatto. Per cui il consiglio è quello di non richiamare mai numeri sconosciuti che ci chiamano e dall’altra parte nessuno parla, oppure, ancor peggio, quando non si riesce a rispondere.

 

Regole anti-fantasma: cosa dice il Garante?

Per fortuna, qualcuno ha deciso che non potevamo continuare a vivere in questo inferno fatto di squilli nel vuoto. Il nostro amato Garante della Privacy ha messo dei paletti, tipo mamma severa che scopre che hai passato la notte su TikTok.

Ecco le regole del gioco:

  • La chiamata muta deve durare massimo 3 secondi. O parla qualcuno   o deve terminare. Niente limbo telefonico.
  • Se ricevi una chiamata muta, non ne puoi ricevere altre dallo stesso numero per almeno 5 giorni.
  • Se poi quel numero ti richiama, deve esserci un essere umano in grado di dire almeno “Buongiorno”. Sì, sembra assurdo doverlo specificare, ma nel 2025 siamo messi così.
  • E infine: le aziende devono conservare i dati delle chiamate mute per 2 anni, pronti a mostrarli al Garante se mai gli girasse di fare un controllo.

Insomma, ci stanno provando a mettere ordine. E qualcosa si muove, anche se lentamente.

 

Il comfort noise: il silenzio che fa meno paura

E qui arriviamo al tentativo più creativo per non farti sentire come in un film di Dario Argento ogni volta che rispondi al telefono: il comfort noise. Che cos’è? Un rumorino di sottofondo. Un brusio. Un vociare indistinto, come se ti trovassi all’interno di un call center pieno di gente che lavora. In pratica, una piccola bugia sonora per rassicurarti: “Ehi, guarda che qui non c’è nessuno che ti sta spiando… o quasi”.

E sai qual è la cosa più strana? È legale. Anzi, è consigliato dal Garante! Meglio sentire un rumore finto di operatori di call center che parlano (anche se udite udite: è solo una registrazione) che trovarsi sospeso nel nulla. Il vero problema è il silenzio assoluto, quello da film horror in cui ti chiedi se stai per ricevere una chiamata da “The Ring”.

 

Telefonate mute: come reagire (senza diventare paranoici)

Dunque: hai risposto, nessuno parla, ti senti preso per i fondelli. Che si fa adesso? Se la cosa inizia a diventare frequente e soprattutto molesta – tipo chiamate a mezzanotte, tre volte al giorno, oppure sempre da numeri sconosciuti – puoi passare al livello successivo: la querela.

Sì, puoi davvero sporgere querela per stalking (articolo 612 bis del Codice Penale) se queste telefonate sono continue, insistenti e ti causano uno stato di ansia. Oppure per molestie telefoniche (articolo 660 del Codice Penale), se il fastidio è forte ma non sfocia in vera e propria persecuzione. Insomma, se ti senti più tormentato che disturbato, anche la legge lo riconosce.

E se il numero è anonimo o nascosto dietro un qualche trucchetto da mago della privacy? Nessun problema. Gli inquirenti possono comunque risalire a chi sta dietro quella telefonata, ma serve il tuo aiuto: più dettagli dai (date, orari, frequenza), meglio è.

Ah, occhio alle scadenze: hai sei mesi per denunciare uno stalking e tre mesi per le molestie telefoniche. Passato quel tempo, puoi solo… lamentarti con gli amici.

 

Esposto al Garante Privacy: per le versioni “call center non criminale”

Ma se intuisci che dietro quella chiamata muta non c’è un pazzo ma semplicemente un povero algoritmo del telemarketing che ha sbagliato mira, puoi fare un esposto al Garante Privacy. Non serve un avvocato, non serve la toga, serve solo un po’ di pazienza… e il numero incriminato.

Dal novembre 2022 c’è anche un form online super comodo, disponibile sul sito del Garante:
https://servizi.gpdp.it/diritti/s/compilazione-tel-indesiderate

Qui devi inserire:

  • i tuoi dati (nome, email o PEC),
  • il numero che ti ha disturbato,
  • data e ora della chiamata,
  • tipo di telefonata (mute? messaggio registrato? operatore con voce da zombie?),
  • se sei iscritto al Registro Pubblico delle Opposizioni (e ti chiamano lo stesso).

Attenzione: il Garante non accetta segnalazioni vaghe, incomplete, e soprattutto non si occupa di truffe vere e proprie, pubblicità ingannevole o vendite di criptovalute in stile Las Vegas. In quei casi, la via è un’altra: Polizia, Agcom o Consob, e magari anche una bella associazione consumatori che ti dà man forte.

 

Cosa fare e cosa NON fare quando rispondi

Quando arriva “la muta”, la prima regola è zen: non farti prendere dal panico. Niente scene da thriller psicologico. Niente “Chi sei? Perché mi fai questo?”. La calma è tutto.

Rispondi con una frase semplice e neutra:
➡️ “Chi parla?”
➡️ “C’è qualcuno in linea?”

Mai, mai, MAI iniziare dicendo “Sì”. Nemmeno se sei contento che qualcuno ti stia finalmente considerando. Quel “sì” potrebbe essere registrato e riutilizzato per farti sembrare d’accordo con abbonamenti mai richiesti, vendite fantasma o peggio. Meglio rispondere con:
➡️ “Mi dica”,
➡️ “Parli pure”,
➡️ “Sono in ascolto”.

Aspetta giusto cinque secondi. Se nessuno risponde, riaggancia e vai a farti un caffè. Non serve rimanere in linea sperando in una rivelazione divina.

Non richiamare il numero. Non importa quanto ti rode la curiosità. Potresti finire in una trappola a pagamento, o peggio, dare conferma che il tuo numero è attivo e funzionante. Un regalo per i call center.

Se il numero non ti dice nulla, cercalo su Google o su portali come Tellows o WhoCallsMe. Se capisci che è un noioso serial dialer, bloccalo. Ci vogliono due click e ti togli il pensiero.

Se invece dall’altra parte qualcuno alla fine parla, mantieni il controllo. Non fornire dati personali. Non dire dove vivi, che lavoro fai, quanto guadagni o se sei a casa da solo. Rispondi con:
➡️ “Chi è lei e perché mi chiama?”
Se insistono, ribatti:
➡️ “Mi dica chi è lei, e poi vediamo.”

Se ti dicono che è una chiamata promozionale, rispondi in modo diretto:
➡️ “La prego di rimuovere il mio numero dal vostro database. Non voglio più essere contattato.”

 

Errori da evitare come la peste

  • Mai dire “Sì”, neanche se ti chiedono: “Mi sente bene?”
  • Non premere tasti se richiesto da messaggi automatici. Potrebbero attivare servizi a pagamento o confermare il tuo numero a sistemi truffaldini.
  • Non lasciare messaggi in segreteria, perché potrebbero registrare la tua voce e usarla.
  • Non richiamare numeri strani, anonimi o con prefissi internazionali.

 

Strumenti extra per difenderti

Se le chiamate mute sono diventate il tuo tormento quotidiano, ecco cosa puoi fare:

  1. Blocca i numeri direttamente dal telefono.
  2. Usa app come Truecaller, che segnalano e filtrano numeri sospetti.
  3. In Italia puoi iscriverti al Registro Pubblico delle Opposizioni – anche se, diciamocelo, la sua efficacia è spesso discutibile.
  4. Parla con il tuo operatore telefonico: alcuni offrono filtri anti-spam o opzioni di blocco avanzate.
  5. Se vuoi, puoi cercarlo online – un rapido giro su Google o su siti come Tellows ti dirà se è un numero noto per telemarketing o altro.

 

✅ Conclusione

Le chiamate mute, alla fine dei conti, sono fastidiose, a volte inquietanti, ma non sono imbattibili. Il trucco è semplice: non farti fregare. Non reagire d’impulso, non dare informazioni personali, non richiamare. Tieni la testa fredda, il dito pronto a bloccare e, se serve, segnala tutto agli organi competenti. Hai strumenti legali, tecnologici e burocratici per difenderti.

E ricordati: non sei solo. Sei solo… in una stanza con un telefono che squilla e nessuno che parla, ma a parte questo, non sei solo.

Ora vai, e la prossima volta che senti il tuo smartphone vibrare, non temere: sei pronto.

   

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